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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Sunday, July 20, 2008

Venere in pelliccia-Masochismo

Eccomi qua, stanco, affamato, assetato e assatanato. Mi vesto in gran fretta, e un attimo dopo sono già alla porta di camera sua. Busso.
«Avanti!».
Entro. Wanda è al centro della stanza; indossa una veste da camera di raso bianco svariante di riflessi come una cascata di luce, e una kazabaika di un rosso scarlatto, guarnita di un son­tuoso ermellino. Un piccolo diadema di diamanti posa sui suoi capelli incipriati, candidi come neve, ha le sopracciglia aggrotta­te, le braccia incrociate sul petto.
«Wanda!». Corro verso di lei, vorrei stringerla tra le braccia, baciarla; fa un passo indietro, guardandomi severa dall'alto del suo disprezzo.
«Schiavo!».
«Signora!». In ginocchio bacio l'orlo della veste.
«Così va bene».
«Quanto sei bella!».
«Ti piaccio?». Va allo specchio ad ammirarsi con compiaci­mento orgoglioso.
«Mi fai impazzire!».
Il suo labbro inferiore s'increspa in una smorfia cattiva, mi lancia un' occhiata schernitrice, socchiudendo le palpebre.
«Dammi la frusta».
Mi guardo intorno.
«No» mi grida lei «devi restare in ginocchio!».
autoritratto di schieleSi avvicina lei stessa al caminetto, afferra la frusta, e la fa sibilare, guardando­mi con un sorrisetto. Poi comincia a rimboccarsi pian piano le maniche della giacca.
«Donna meravigliosa!».
«Silenzio, schiavo!» mi grida, diventando scura in volto, anzi feroce, mi affibbia una frustata, ma, un attimo dopo mi cinge af­fettuosamente il collo con un braccio e si china su di me, com­passionevole.
«Ti ho fatto male?» s'informa, vergognosa e sgo­menta.
«No» le rispondo «e anche se ciò fosse, i dolori che tu mi in­fliggi sono un godimento. Frustami quanto ti pare, se ti fa piace­re».
«Ma a me non fa nessun piacere».
Mi sento più che mai in preda alla mia strana ebbrezza. «Frustami» la imploro «frustami senza pietà».
Mi frusta altre due volte.
«Ti basta?».
«No».
«Davvero?».
«Frustami, ti scongiuro, è un tal piacere per me».
«Già, perché sai bene che non è una cosa seria» mi ribatte
«che non mi regge il cuore di farti del male. È uno scherzo di cattivo gusto, ma ci so stare. Se fossi davvero una donna che fru­sta il suo schiavo, allora ti spaventeresti».
«No, Wanda» le dico «io ti amo più di me stesso, sono tuo, tut­to tuo per la vita e per la morte, tu puoi sul serio sfogare su di me ogni tuo capriccio, farmi tutto quel che ti viene in mente».
«Severin!».
«Calpestami!» grido, e mi genufletto, il volto contro il pavimento.
«Non ho mai potuto soffrire le commedie» protesta Wanda, impaziente.
«Allora maltrattami, ma sul serio».
Un attimo di silenzio inquietante.
«Severin, ti avverto per l'ultima volta».
«Se mi ami, sii crudele con me», la scongiuro, alzando gli oc­chi verso di lei.
«Se ti amo?» ripete Wanda. «E va bene, sia!».
Fa un passo in­dietro, mi contempla con un sorriso fosco.
«Sii, dunque, il mio schiavo e prova cosa significhi essere completamente in balìa di una donna». E nel dir questo mi somministra un calcio. «Allora cosa te ne pare, schiavo?»
Brandisce ancora la frusta.
«Alzati!».
Faccio per alzarmi.
«Non così», mi ordina, «tirati su sulle ginocchia!».
Ubbidisco, comincia a frustarmi davvero.
I colpi piovono rapidamente, vigorosi, sulle mie spalle, sulle mie braccia; ogni colpo apre una ferita bruciante, ma il dolore mi manda in estasi poiché è lei, a infliggermelo, lei, la donna adorata, per la quale sono pronto a morire in questo attimo, do­mani, sempre.
A un tratto si ferma.
«Comincio a prenderci gusto», dice, «per oggi basta.
Mi tenta la curiosità diabolica di vedere sino a che punto resisti, una vo­glia crudele di vederti tremare, divincolarti e contorcerti sotto i miei colpi e infine sentire i tuoi gemiti, i tuoi lamenti e arrivare al punto di farti implorare grazia. E io, invece, seguitare a fru­stare, sinché non perdi i sensi. Hai risvegliato qualcosa di terri­bile che era in me, nella mia natura. Ora tirati pure su, in piedi.
Le afferro la mano per baciargliela.
«Insolente!».
Mi allontana da sé con una pedata.
«Fuori dalla mia vista, schiavo!».

da Venere in pelliccia
L. von SACHER- MASOCH
Nella foto:Egon Schiele-selfportrait

4 comments:

grottynosh said...

Ciao Hanna il mio angelo,
Mi dispiace non sono stati in giro per un po 'di tempo, ma ho alcuni problemi con il mio collo e le spalle e non può trascorrere un breve periodo di tempo on-line: (
Amore la storia e il modo di mettere insieme.
Siete stati contrassegnati, ma è la tua scelta come se partecipare o meno:)
post here

Colin from Life & Free PC Security

Baci e abbracci

Speedcat Hollydale said...

Hello Hanna! I am cruising around in this blog. Colin is tagging everyone!!

Happy day from Speedy

HANNA said...

Hi Guys!
Thx and happy hollydays!

Max said...

Ciao Hanna!

Dio Santo! Che testo interessantíssimo, sotto il punto di visto scolastico!

Ho mai letto Masoch (ho soltanto letto Sade), e doppo aver letto questo brano, ho conluso una cosa: avere piacere in masochismo or sadismo rivela un problema emotivo serio; un problema profondo con se stesso e con i progenitori...

Sei stata scomparsa; va tutto benne con te, spero :D!

Ti auguro un buon weekend, caríssima!

Baci