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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Thursday, November 20, 2008

Carlo Porta, poesie in dialetto milanese


Dormiven dò tosann
Carlo Porta

Dormiven dò tosann tutt dò attaccaa
alla stanza de lecc della mammina,
vergin istess tutt dò, ma in quella etaa
che comenza a spiurigh la passarina;
tant che a dispett della verginitaa
faven tra lor di cunt ona mattina
sul gust che pò dà on cazz bell e tiraa
e sulla forma che pò fagh pù mina.
Vuna la dava el vant al curt e al gross,
l' oltra allongh e suttil, e in del descor
diseven e prò e contra di bej coss;
quand, stuffa, la mammina la se mett
a sbraggià a quanta vos: Cossa san lor?
Dur, e ch' el dura, e citto vessighett.

Dormivano, due ragazze, tutt'e due accanto
alla stanza da letto della mammina,
vergini tutt'e due ugualmente, ma in quell'età
che incomincia a prudergli la passerina;
sicché a dispetto della virgi­nità
una mattina facevano dei conti tra loro
sul gusto che può da­re un cazzo bene in tiro
e sulla forma che gli può dare più bel sem­biante.
L'una dava il vanto al corto e grosso,
l'altra allungo e sot­lile, e nel discorrere
dicevano delle belle cose e pro e contro;
quan­do, stufa, la mammina si mette
a gridare a tutta voce: « Cosa ne sanno loro?
Duro e che duri, e zitte smorfiosette».
(Versione di Dante Isella).





Benché sia probabile che la produzione poetica di Carlo Porta cominciasse già nel 1792, fino al 1810 pochi lavori vennero pubblicati ufficialmente. Nel 1804-05 lavorò a una traduzione in milanese della Divina Commedia, di cui completò solo qualche canto e che è l'ultima delle sue opere minori.

1 comment:

armando 1 said...

amo carlo porta tilussa e belli avendo i tesi vecchi li leggo speso