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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Wednesday, November 12, 2008

Italian translations of Obama's poetry,poesie di Barry

Dall'articolo scritto in Times OnLine Ben Macintire
Calliope, the muse of poetry, has subtly insinuated herself into the American presidential race, and may be moving back into the White House come November. Barack Obama's early poetry is being subjected to close critical analysis.....
Obama's poetry, as evidenced by two poems he wrote for a college magazine at the age of 19, is actually surprisingly good. Indeed, he may be the best amateur poet to run for president since Abraham Lincoln, which is saying quite a lot.
Consider, for example, the opening lines of the Obama poem entitled Pop, about the grandfather Stanley with whom he lived for much of his childhood....

Calliope, la musa della poesia, si é insinuata sottilmente nella razza di presidenti americani, e da novembre potrebbe rialloggiare ancora Casa Bianca. Le poesie primizie di Barack Obama si sta sottoponendo a una serrata analisi critica .....
Obama's poetry, come dimostrato da due poesie scritte per una rivista liceale all'età di 19 anni, è in realtà sorprendentemente buona. Infatti, egli può essere il miglior poeta dilettante a decorrere dal presidente Abraham Lincoln, che è dire parecchio.
Si consideri, ad esempio, l'apertura della poesia di Obama intitolata Pop, dedicata al nonno Stanley con il quale Barry ha vissuto per una gran parte della sua infanzia...quel ricordo descrive un rapporto di sfida tra Barack e suo nonno-sicuramente uno basato sull'amore reciproco, ma complicato dalle differenze di razza e generazionali, che ciascuno dei due ha dovuto assumere.

BARRY OBAMA a 19 annibarry obama

POP

Sitting in his seat, a seat broad and broken
In, sprinkled with ashes,
Pop switches channels, takes another
Shot of Seagrams, neat, and asks
What to do with me, a green young man
Who fails to consider the
Flim and flam of the world, since
Things have been easy for me;
I stare hard at his face, a stare
That deflects off his brow;
I'm sure he's unaware of his
Dark, watery eyes, that
Glance in different directions,
And his slow, unwelcome twitches,
Fail to pass.
I listen, nod,
Listen, open, till I cling to his pale,
Beige T-shirt, yelling,
Yelling in his ears, that hang
With heavy lobes, but he's still telling
His joke, so I ask why
He's so unhappy, to which he replies . . .
But I don't care anymore, cause
He took too damn long, and from
Under my seat, I pull out the
Mirror I've been saving; I'm laughing,
Laughing loud, the blood rushing from
his face
To mine, as he grows small,
A spot in my brain, something
That may be squeezed out, like a
Watermelon seed between
Two fingers.
Pop takes another shot, neat,
Points out the same amber
Stain on his shorts that I've got on mine,
and
Makes me smell his smell, coming
From me; he switches channels, recites
an old poem
He wrote before his mother died,
Stands, shouts, and asks
For a hug, as I shrink, my
Arms barely reaching around
His thick, oily neck, and his broad back;
'cause
I see my face, framed within
Pop's black-framed glasses
And know he's laughing too.

Papà
traduzione di hanna filo'faedi

Seduto nella sua poltrona, una poltrona larga
e sfondata, cosparsa di cenere,
il vecchio cambia canale, si versa
un altro goccio di Seagrams, liscio, e chiede
che cosa fare con me, un giovanotto verde
renitente di considerare
le fandonie del mondo, dato che
le cose sono state facili per me;
fisso insensibile il suo viso, uno sguardo
che scivola via sulla sua fronte;
sono sicuro che è ignaro dei suoi
scuri occhi lacrimosi, che
occhieggiano in tutte le direzioni,
e i suoi lenti, sgradevoli tic,
che mancano a passare.
Io ascolto, annuisco,
ascolto, accolgo, infine afferro la sua scialba,
T-shirt beige, gridando.
Gridando alle sue orecchie, che spuntano
con grossi lobi, mentre lui continua con
le sue battute, così gli chiedo
perché è tanto infelice, al che risponde…
ma non m'importa più, perché
la faceva dannatamente lunga,
Io da sotto la sedia tiro fuori
lo specchio che avevo messo via; sto ridendo,
ridendo forte, il sangue che affluisce veloce
dal suo viso
al mio, mentre diventa piccolo
come un punto nella mia mente, qualcosa
che può essere schiacciato via, come
un seme d'anguria
tra due dita.
Il vecchio si fa un altro bicchierino, liscio,
Indica una macchia ambrata
sui suoi shorts, uguale che avevo sui miei,
mi fa annusare il suo odore
che proviene da me; cambia canali, recita
un vecchio poema che scrisse
prima della morte di sua madre,
messo in piedi, strilla, e chiede
un abbraccio, stringo
le mie braccia che a malapena avvolgono
il suo spesso collo untuoso, la sua larga schiena;
per vedere la mia faccia, incorniciata
nei suoi occhiali dalla montatura nera
e so che sta ridendo pure lui.

cosa vedo io?
un vecchio con la pipa e una bottiglia di whisky, seduto trascurato, enorme in una sfondata poltrona, con gli occhi in bilico, arrossati e lacrimosi, incessante tic, e un nevrotico telecomando nell'altra mano...
un vecchio, abbastanza vecchio da considerare la vita un cumulo di fandonie, che schermisce dalla sua esperienza un giovane sbarbatello chiedendosi: come fare a preservarlo, a indicizzarlo? a trovargli un posto in quella vita ingrata? Non esiste un amore più grande e Barack lo sente.
Lo vede anche che è abbastanza fortunato:
"dato che
le cose sono state facili per me"

da non aver pazienza di seguire le lagne del Pop, lo guarda insensibile ma allo stesso tempo con un grandissimo affetto. Forse proietta su di esso il suo padre visto una sola volta da piccolo? perché il vecchio :
"diventa piccolo
come un punto nella mia mente, qualcosa
che può essere schiacciato via, come
un seme d'anguria"
seme d'anguria è nero, e piccolo, cioè lontano, può essere schiacciato via...cioè di fermezza breve...allora associa pop al suo padre nero?
Un pomeriggio di gioia intrinseca, di macchie confuse tra uno e l'altro che hanno la stessa provenienza e colore, odorano della stessa fonte = conformi, intercambiabili...loro due.
Ed il clou è alla fine della poesia quando il giovane Obama abbraccia il nonno, anche se non ci arriva fisicamente con le proprie braccia, anche se sa che il vecchio è grasso, ubriaco, con dei tic incessanti, lagnoso, macchiato...ma lo abbraccia solo per specchiarsi negli occhiali del nonno, per vederci il suo sorriso che confluisce ancora con quello del vecchio; che prima era infelice ma ora sorride..
"per vedere la mia faccia, incorniciata
nei suoi occhiali"...
essere il fulcro per il vecchio, essere la sua icona incorniciata. Lui lo deve affermare..
Attraverso simmetrie; permutazioni, riflessioni, traslazioni.

3 comments:

Sadia Hussain said...

I'm a great fan of Obama and this short poem is like a sneak preview into his inner world.

HANNA said...

Sadia!
I absolutely agree.
take care my friend ;)

Anonymous said...

good start