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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Thursday, November 27, 2008

Kafka,The Metamorphosis, english-italian

Franz Kafka
A fragment of "The Metamorphosis"

One morning, as Gregor Samsa was waking up from anxious dreams, he discovered that in bed he had been changed into a monstrous verminous bug. He lay on his armour-hard back and saw, as he lifted his head up a little, his brown, arched abdomen divided up into rigid bow-like sections. From this height the blanket, just about ready to slide off completely, could hardly stay in place. His numerous legs, pitifully thin in comparison to the rest of his circumference, flickered helplessly before his eyes.
“What’s happened to me,” he thought. It was no dream. His room, a proper room for a human being, only somewhat too small, lay quietly between the four well-known walls. Above the table, on which an unpacked collection of sample cloth goods was spread out (Samsa was a travelling salesman) hung the picture which he had cut out of an illustrated magazine a little while ago and set in a pretty gilt frame. It was a picture of a woman with a fur hat and a fur boa. She sat erect there, lifting up in the direction of the viewer a solid fur muff into which her entire forearm had disappeared. Gregor’s glance then turned to the window. The dreary weather - the rain drops were falling audibly down on the metal window ledge - made him quite melancholy.
“Why don’t I keep sleeping for a little while longer and forget all this foolishness,” he thought.

Metamorphosi-Nico Wirth

Franz Kafka: Frammento de "La metamorfosi"

Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava di­steso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che al­zasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, sol­cato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette, di una sotti­gliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale.
«Che cosa mi è accaduto? », si domandò. Non stava affatto sognando. La sua stanza, una normale stanza per esseri umani, anche se un po' troppo piccola, era sempre lì quieta fra le quat­tro ben note pareti. Al di sopra del tavolo, dove era spiegato alla rinfusa un campionario di tele appena tolte di valigia (Samsa fa­ceva il commesso viaggiatore), stava appesa un'illustrazione che egli aveva ritagliata qualche giorno prima da una rivista illustrata e poi aveva messa in una graziosa cornice dorata. Raffigurava una signora con un cappellino e un boa di pelliccia che seduta con le spalle ben dritte, tendeva ai presenti un pesante manicotto in cui il suo avambraccio era interamente scomparso.
Gregor volse lo sguardo verso la finestra, e la vista del brutto tempo (si udiva il ticchettìo della pioggia sulla lamiera del davan­zale) lo riempì di malinconia.
«E se dormissi ancora un po' e cercassi di dimenticare tutte queste sciocchezze?», pensò...


Versione originale tedesca:
"Als Gregor Samsa eines Morgens aus unruhigen Träumen erwachte, fand er sich in seinem Bett zu einem ungeheueren Ungeziefer verwandelt. Er lag auf seinem panzerartig harten Rücken und sah, wenn er den Kopf ein wenig hob, seinen gewölbten, braunen, von bogenförmigen Versteifungen geteilten Bauch, auf dessen Höhe sich die Bettdecke, zum gänzlichen Niedergleiten bereit, kaum noch erhalten konnte. Seine vielen, im Vergleich zu seinem sonstigen Umfang kläglich dünnen Beine flimmerten ihm hilflos vor den Augen.
»Was ist mit mir geschehen?« dachte er. Es war kein Traum. Sein Zimmer, ein richtiges, nur etwas zu kleines Menschenzimmer, lag ruhig zwischen den vier wohlbekannten Wänden. Über dem Tisch, auf dem eine auseinandergepackte Musterkollektion von Tuchwaren ausgebreitet war - Samsa war Reisender -, hing das Bild, das er vor kurzem aus einer illustrierten Zeitschrift ausgeschnitten und in einem hübschen, vergoldeten Rahmen untergebracht hatte. Es stellte eine Dame dar, die, mit einem Pelzhut und einer Pelzboa versehen, aufrecht dasaß und einen schweren Pelzmuff, in dem ihr ganzer Unterarm verschwunden war, dem Beschauer entgegenhob.
Gregors Blick richtete sich dann zum Fenster, und das trübe Wetter - man hörte Regentropfen auf das Fensterblech aufschlagen - machte ihn ganz melancholisch. »Wie wäre es, wenn ich noch ein wenig weiterschliefe und alle Narrheiten vergäße«, dachte er..."

LA METAMORFOSI
È tra i racconti di Kafka il più celebre, assurdo e straordinariamente para­dossale. Il protagonista, uno dei tanti individui che popolano il mondo da cui subisce l'esclusione, o meglio l'autoesclusione, diviene un animale e per di più uno scarafaggio, insetto detestato e reietto da tutti. Ma la trasformazione gli permette di uscire dalla logica industriale - orologio e tempo - per entrare in un mondo libero da qualsiasi costrizione.

7 comments:

Valerio Villari said...

Qualunque essere umano diventa tale (scarafaggio) innanzi al potere oppressivo di chi ci governa (il potere costituito), nei confronti di una società sempre più restrittiva quasi come a voler apparire come una famiglia che in realtà tale non è...Kafka percepisce, entra nell'inconscio di chi sa intenderlo per farne un essere libero, con una volontà di libertà tanto forte da superare il pericolo, la morte stessa (forse, unico reale momento di libertà assoluta).
In The Metamohosis, questa si compie nel lettore, difficile uscire da questa lettura senza esserne influenzati, senza aver dato inizio ad un vero e reale travaglio interiore, quasi come un "processo" dell'anima!
Ne parliamo?

Ciao Hannù!!!

HANNA said...

Hey Val!
Sono tutte le ricamature per uso universitario...
Probabilmente Kafka aveva dei complessi d'inferiorità (brutto, ammalato,famiglia opprimente,povertà) e in una mattina piovosa e deprimente guardando la foto ritagliata della bella donna, invece di tirarsi una sega si è messo a fantasticare di essere un scarafaggio...
Il racconto da pochi segni di essere costruito a priori (fatti poco conseguenti e poco documentati)
Lui stesso non ha attribuito alcun valore ai suoi scritti desiderando fossero bruciati dopo la sua morte.
Sarà che Kafka aveva paura della morte così s'è inventato di morire da scarafaggio.
La morte ha associato a una cosa indegna, ributtante...

Valerio Villari said...

Beh..che abbia avuto problemi con se stesso, una ripugnanza nata da un proprio problema psicologico creato dal padre quando lui era bambino, è innegabile.
Che la famiglia fosse opprimente, una madre con potere decisionale, governo "al femminile" non ha fatto altro che aumentare quel senso di realtà errata che aveva costruito intorno al "mondo femminile"
Discordo dalla mancata precostruzione del racconto. Quasi tutte le opere di Kafka sono da considerare come uno strumento personale di fuga da tutto e tutti. Immaginare la propria condizione e la voglia di libertà crea la trama ed è alla base di quasi tutti i lavori di Kafka. Laureato, prima imprneditore e successivamente impiegato, certamente non ignorante, Kafka costruisce il suo mondo,se vogliamo di rivolta, rivoluzionario, in quanto scrive. Gli stessi nomi dei protagonisti sono molto simili per assonanza e pronuncia nella sua lingua madre, il Tedesco, ma parlava e scriveva eccellentemente anche il ceco, al proprio, identificando, così, ed identificandosi come protagonista.
Se leghiamo il "processo" alla "metamorfosi" e questi a "lettera al padre" sarà facile trovarne un unico filo conduttore: come tu stessa dici, la lotta interna contro una famiglia opprimente.
Ordinerà prima di morire, di bruciare i suoi scritti, quasi tutti incompiuti, si è vero, ma non perchè li ritenesse brutti, volgari o quant'altro ma più verosimilmente perchè "intimi" e morendo non avrebbe potuto averne più controllo!

PS: Kafka non era brutto. Cosciente della propria malattia (tubercolosi), lascia la donna che ama, colei che le resterà accanto fino alla fine, qunado distrutto dalla malattia non era più neanche in grado di parlare.

Entrare nella psicologia di un uomo tanto complesso quanto "aperto" non è cosa facile...
Il periodo storico apre scenari politici e di vita che abbiamo la fortuna di non conoscere!

Alla prossima!

Bacioni Hannù!!!

Interessante argomento, non trovi?

HANNA said...

Ha!
Valerio!
hai sciorinato una bella fetta delle notizie "ufficiali" su Kafka e visto che i miei commenti sono "I FOLLOW" probabile che ti trovi indicizzato ;)
Per me, dalle opere di Kafka sembra emergere una personalità notturna, oscura, tormentata, complessata ed egoista...quasi tipico della gente sofferente e condannata...
Poteva anche riconoscere un qualche valore al padre che premeva per il suo benessere e avanzamento sociale, o no?
Ma no! Lui preferiva farsi il background della propria vita su ribellione e traumi giovanili, eppoi Kafka non sapeva la lingua ceca, la traduttrice delle sue opere in essa fu Milena Jesenská... Qui copio un link utilissimo su Kafka
Ciao e grazie dei commenti-relazioni.

Max said...

Ciao Hanna,

La metamorfosi è un racconto molto interessante! Non solo la trasformazione gli permette di uscire dalla logia industriale, come anche gli permette a se stesso, e alla famiglia, di fare una revisione della sua vita e, cambiare tutta la dinamica familiare.

La trasformazione di Samsa ha scosso la struttura di tutta la familia, che si è vista obligata à mantenere quello che la manteneva. Ed anche è interessante da vedere la evoluzione della relazione fra Samsa e sua sorella (amava suo fratello, non c'è dubbio, ma dopo un tempo lui gli sembra ripugnante, gli fa schifo...comunque lo amava, e allo stesso tempo voleva che morisse).

Fantastico post, cara :D!

Buon fin di settimana per te, bella!

Baci

Max said...

Scusami...mi sono dimenticata di abbonarmi al "follow-up comments"!

Ciao

HANNA said...

Così Cara saprai che T'auguro sempre un ottimo fine settimana e ti rispondo... sei sempre benvoluta qui perchè sai scrivere commenti intelligenti: Vedi Max, la sorella lo voleva morto per amore!
Ciao, e buon divertimento!