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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Sunday, November 9, 2008

Moravia e sadismo, boh

"Boh" di Alberto Moravia (Pincherle)
Trenta donne che parlano di se stesse, trenta racconti che testimoniano il tipo d'impegno femminista dell'autore.
Questo è il frammento del racconto intitolato come il titolo dell'intero volume: BOH
In copertina:Moise Kisling, Kiki de Montparnasse - VI edizione Bompiani 1990

copertina di boh-moravia

..."Signor Paolo, mi ha chiamato?"
"Si, ti ho chiamato. Allora tu aggredisci nell'ascensore le per­sone che vengono a visitarmi?"
C'è un momento di silenzio. Poi avviene qualche cosa che, ormai, mi aspettavo; e che mi conferma definitivamente nel­l'idea che stiamo recitando tutti e tre una commedia. L'angelo, approfittando del fatto che Paolo sta tuttora a guardarsi la mano che gli trema, si volta verso di me e, sfacciatamente anche se pure sempre da angelo, mi strizza l'occhio, come per dire: "È tutta una cosa convenuta tra me e il signor Paolo. Ma noi due siamo d'accordo contro di lui." È un attimo. Quindi con voce contrita, ossequiosa e falsa, l'angelo spiega: "Signor Paolo, lei ha ragione. Ma la signorina era, come dire, un po' svestita, e io allora ho perso la testa e..."
Faccio appena in tempo a pensare che l'angelo è un pessimo attore, che, ecco, scoppia un urlo disumano: "Zitto, schiavo."
"Ma signor Paolo..."
"Taci, paria."
Alla buonora! Se l'angelo recita male, in compenso Paolo recita benissimo; o, meglio, è se stesso, più vero del vero, tanto se stesso da far paura. Balza in piedi, batte un pugno sul tavolo, urla: "Schiavo, paria, se non vuoi che lo dica a tuo padre, adesso devi inginocchiarti, sl, inginocchiarti davanti a Sebastiana e baciarle i piedi."
Così la commedia si sviluppa; e, sviluppandosi, mi coin­volge sempre più, pur senza lasciarmi indovinare i prossimi sviluppi. Ero, un momento fa, una povera squillo, che si spogliava davanti al cliente; adesso che sono? Chissà, forse una specie di dea. Vedo, infatti, quasi incredula, l'angelo get­tarsi carponi ai miei piedi, con un buffo gesto di prosterna­zione; e poi lo vedo che, con vivo movimento volontario, allunga il collo' verso i miei stivali. Paolo urla come invasato: "Non basta. Non soltanto devi baciarle i piedi, ma anche lec­carli. "
Esegue, l'angelo, o fa finta? Difficile a dirsi perché, a causa degli stivali, non posso capire se li bacia oppure li lecca. Paolo urla: "Tutti e due, tutti e due"; e l'angelo, obbediente, sposta il capo da un piede all'altro. Quindi trasalisco e faccio quasi un salto. Paolo ha fatto il giro della tavola, è venuto a mettersi alle mie spalle, mi ha afferrato da dietro per le brac­cia, con una forza tremenda, fino a farmi male. Intanto la sua testa si affaccia sulla mia spalla e la sua voce mi suggerisce all'orecchio, sommessa, intensa, frenetica: "E adesso fagli pipì sul capo. Si, dài, orinagli sulla testa."
Che mi succede? Semplicemente che non sono più il perso­naggio della commedia di Paolo; sono di nuovo me stessa. E, infatti, molto naturalmente, d'istinto, rispondo: "Questo, no."
"Ma perché, no?"
"Perché non mi va."
"Perché non ti va? È un paria, un servo, uno schiavo. Su dài, Fagliela sulla testa. Ti do tutto quello che vuoi; ma fa­gliela. "
Si vede, però, che nei patti tra l'angelo e Paolo non era compresa questa faccenda dell'orina. Infatti l'angelo, dopo un momento di incertezza, di immobilità, come chi non è sicuro di aver sentito bene, ecco, si scosta con ribrezzo sul pavimento, si leva traballante in piedi e dice, trafelato: "Signor Paolo, questo poi, no."
Sembra che sia finito. Adesso parrebbe che non ci resti a me e all'angelo, proprio come due attori che hanno terminato di recitare, che fare un bell'inchino e andarcene. E invece no; lo sento, con assoluta sicurezza, che la commedia avrà ancora una svolta. Non mi sbaglio. Paolo mi gira intorno, mi passa da­vanti, grida: "E allora se non vuoi farla sulla sua testa, falla sulla mia. Si, sulla mia." E poi, ecco, si butta in terra, si ingi­nocchia, e mette la testa tra le mie gambe.
Quadro: io a gambe larghe, uno stivale di qua e l'altro di là, il braccio piegato a sostenermi il seno, appoggiata di fianco al tavolo; l'angelo, in piedi, a qualche distanza, ancora rosso in faccia per lo sforzo; questo pazzo di Paolo, carponi, davanti a me, le braccia alzate a stringermi le ginocchia e la faccia girata in su, in speranzosa attesa, come sotto una doccia che non si decide a zampillare.
Ora, però, bisogna sapere che tutto quello che in qualche mo­do ha a che fare con i bisogni corporali suscita in me una irre­frenabile, isterica ilarità. Perché la suscita? Boh"....

A proposito di urina:

Per alcuni entusiasti l’urinoterapia sarebbe una manifestazione divina dell’intelligenza cosmica: vi ricorrono per liberare il proprio kundalini, mandandolo dritto nel terzo occhio, a portare istantanea illuminazione…
“Bevete l’acqua dalla vostra stessa cisterna, l’acqua che scaturisce dal vostro stesso pozzo.” - Libro dei Proverbi
Oltre tre milioni di cinesi bevono le proprie urine credendo che faccia bene alla salute, secondo l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua.

BOH!

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3 comments:

sauvage27 said...

Ciao Anna...sei bellissima.... mandi mandi ...Loris..

pollicino said...

Grazie per il saluto,bello il tuo blog,manteniamoci in contatto Eugenio.
Un saluto a tutti i tuoi fans.

"che"_sto_anch'io said...

Ehi ciao!
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