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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Sunday, June 20, 2010

Woody Allen, incesto o complesso di Edipo, Effetti collaterali

Egon Schiele-Junge MutterEgon Schiele-Junge Mutter

Woody Allen nel "GIUDIZIO DIVINO" scrive:

...Sulla cresta dell'onda di un'autoesaltazione senza pari, in preda alla mia hubris in trentaduesimo, telefonai a Emily e le diedi ap­puntamento. Tre giorni dopo, sedevamo appartati in un cantuccio, nella penombra di quel ristorante polinesiano, e lei, dopo due o tre bicchieri, sciolse la lingua e mi raccontò le sue traversie coniugali. Quando disse che pensava di rifarsi una vita, con meno costrizioni e più aperture verso l'arte, la baciai. Sì, fu colta alla sprovvista, ma non si mise a urlare. Era sorpresa. Io le confessai i miei sentimenti e la baciai di nuovo. Per quanto sbigottita, lei non scappò via. Al terzo bacio, capii che sarebbe crollata. Sì, mi contraccambiava. La portai a casa mia e facemmo l'amore. L'indomani, smaltiti i fumi del rum, la trovai ancora magnifica e facemmo ancora l'amore.
"Voglio sposarti," le dissi, con gli occhi lustri di ammirazione.
"Dici per scherzo," fece.
"No, sul serio. Né più né meno."
Ci baciammo e cominciammo subito, a colazione, a far tanti progetti. Quel giorno stesso diedi la notizia a Connie, pronto a tutti i rabbuffi. Invece niente. Avevo messo in predicato una gam­ma di reazioni, dal riso di scherno alla furia scatenata, invece Connie prese la cosa, graziosamente, di sottogamba. Lei stessa conduceva una vita mondana molto intensa, frequentava vari uo­mini, e poi era in angustie per sua madre da quando si era divor­ziata. Ed ecco che un giovane cavaliere si sarebbe preso cura dell'a­mabile dama. Un cavaliere che era, perdipiù, in cordiali rapporti con Connie. Un bel colpo di fortuna, tutto sommato. Il complesso di colpa, per avermi fatto tanto patire, le sarebbe passato; sua madre sarebbe stata felice; io idem. Connie prese dunque il tutto con naturalezza, anzi con allegria.
I miei genitori, invece, corsero alla finestra, litigando, chi doves­se buttarsi per primo.
"È inaudito, inaudito!" gemette mia madre, lacerandosi le vesti
e digrignando i denti.
"E impazzito. E diventato matto, quell'idiota," disse mio padre,
stralunato e pallido.
"Una shiksa di cinquantacinque anni!" esclamò la zia Rose,
facendo l'atto di trafiggersi con un tagliacarte.
"lo l'amo," protestai.
"Ha il doppio dei tuoi anni," gridò lo zio Louie.
"E allora?"
"E allora non va fatto," gridò mio padre, appellandosi alla Torah.
"È la madre della sua fidanzata che sposa?" domandò la zia Tillie, cadendo in deliquio.
"Cinquantacinque e shiksa," strillò mia madre, cercando una
pastiglia di cianuro che aveva messo via, per simili evenienze.
"Ma che, l'hanno stregato?" domandò lo zio Louie.
"L'hanno ipnotizzato, sta a vedere!"
"Idiota! Imbecille!" seguitò a inveire mio padre.
La zia Tillie riprese conoscenza, mi guardò, ricordò tutto, e cadde di nuovo in deliquio.
La zia Rose, in ginocchio, intonava Sh'ma Yisroel.
"Iddio ti punirà, Harold," tuonò mio padre. "Iddio fenderà la
tua lingua e tutto il tuo bestiame perirà e una decima parte dei tuoi raccolti avvizzirà e..."
Senonché io sposai Emily e non ci furono suicidi. Alle nozze assistettero i tre figli di lei e una dozzina di amici. Si fece una festicciola a casa di Connie con fiumi di champagne. I miei non ci vennero: avevano un impegno precedente, dovevano assistere al sacrificio d'un agnello. Noi ballammo, ridemmo e scherzammo. La serata andò benissimo. A un certo punto, mi trovai solo con Connie, in camera da letto. In tono di celia, ricordammo gli alti e bassi della nostra relazione, e quanto ero attratto sessualmente da lei, una volta.
"Lusinghiero," lei disse, con calore.
"Be', m'è andata storta con la figlia, così mi sono rifatto sulla
madre.
"In men che non si dica mi ritrovai con la lingua di Connie dentro la mia bocca.
"Ma che diavolo fai?" dissi, staccandomi. "Sei ubriaca?"
"Mi arrapi da non credere," disse, gettandomi riverso sul letto. "Ma che t'è preso? Sei una ninfomane?" dissi, rialzandomi, tut­tavia eccitato, innegabilmente, da quella sua improvvisa aggressi­vità.
"Devo fare l'amore con te. Se non subito, presto," disse lei. "Con me? Con Harold Cohen? Con il tizio che viveva con te? Che ti amava? Che però non ti si poteva avvicinare salvo farti urlare come un'arpia perché ti ricordava tuo fratello? È per me che sbavi? Per questa figura fraterna?"
"È tutto un altro paio di maniche adesso" disse, stringendosi a me.
"Sposando la mamma, sei come mio padre." Mi baciò e, prima di ..."

ENGLISH VERSION:

...Riding the crest of the large economy-size hubris, I phoned Emily and made a date. Three days later we sat huddled in the dark of my favorite Polynesian restaurant, and loose from three Bahia's, she poured out her heart about the demise of her marriage. When she got to the part about looking for a new life with less restraint and more creative possibilities, I kissed her. Yes, she was taken aback but she did not scream. She acted surprised, but I confessed m feelings toward her and kissed her again. She seemed con- fused but did not bolt from the table, outraged. By the third kiss I knew she would succumb. She shared my feelings. I took her to my apartment and we made love. The following morning, when the effects of the rum had worn off, she still looked magnificent to me and we made love again.
"I want you to marry me," I said, my eyes glazed over with adoration.
"Not really," she said.
"Yes," I said. "I'll settle for nothing less."
We kissed and had breakfast, laughing and making plans. That day I broke the news to Connie, braced for a blow that never came. I had anticipated any number of reactions ranging from derisive laughter to outright fury, but the truth was Connie took it in charming stride. She herself was leading an active social life, going out with several attractive men, and had experienced great concern over her mother's future when the woman had gotten divorced. Suddenly a young knight had emerged to care for the lovely lady. A knight who still had a fine, friendly relationship with Connie. It was a stroke of good fortune all around. Connie's guilt over putting me through hell would be removed. Emily would be happy. I would be happy. Yes, Connie took it all in casual, good-humored stride, natural to her upbringing. My parents, on the other hand, proceeded directly to the window of their tenth-story apartment and competed for leaping space.
"I never heard of such a thing," my mother wailed, rending her robe and
gnashing her teeth.
"He's crazy. You idiot. You're crazy," my father said, looking pale and
stricken.
"A fifty-five-year-old shiksa!?" my Aunt Rose shrieked, lifting the letter
opener and bringing it to her eyes.
"I love her," I protested.
"She's more than twice your age," Uncle Louie yelled.
"So?"
"So it's not done," my father yelled, invoking the Torah.
"His girl friend's mother he's marrying?" Aunt Tillie yelped as she slid to
the floor unconscious.
"Fifty-five and a shiksa," my mother screamed, searching now for a cyanide capsule she had reserved for just such occasions.
"What are they, Moonies?" Uncle Louie asked. "Do they have him
hypnotized!?"
"Idiot! Imbecile," Dad screamed.
Aunt Tillie regained consciousness, focused on me, remembered where she was, and passed out again. In the far corner, Aunt Rose was down on her knees intoning Sh'ma Yisroel.
"God will punish you, Harold," my father yelled. "God will cleave your tongue to the roof of your mouth and all your cattle and kine shall die and a tenth of all thy crops shall wither and..."
But I married Emily and there were no suicides. Emily's three children attended and a dozen or so friends. It was held in Connie's apartment and champagne flowed. My folks could not make it, a previous commitment to sacrifice a lamb taking precedence. We all danced and joked and the evening went well. At one point, I found myself in the bedroom with Connie alone. We kidded and reminisced about our relationship, its ups and downs, and how sexually attracted I had been to her.
"It was flattering," she said warmly.
"Well, I couldn't swing it with the daughter, so I carried off the mother.
"The next thing I knew, Connie's tongue was in my mouth.
"What the hell are you doing?" I said, pulling back.
"Are you drunk?"
"You turn me on like you can't believe," she said, dragging me down on
the bed.
"What's gotten into you? Are you a nymphomaniac?" I said, rising, yet undeniably excited by her sudden aggressiveness.
"I have to sleep with you. If not now, then soon," she said.
"Me? Harold Cohen? The guy who lived with you? And loved you? Who couldn't get near you with a ten-foot pole because I became a version of Danny? Me you're hot for? Your brother symbol?"
"It's a whole new ball game," she said, pressing close to me. "Marrying
Mom has made you my father." She kissed me again and ...

1 comment:

Urgent Essay said...

This is so nice post! very nice to read it!!! thanks for the sharing... :)