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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Saturday, April 11, 2009

Idea di Nietzsche per Pasqua

La lotta che Nietzsche conduce contro il cristianesimo nasce da una profonda esigenza di recuperare la fede nella sua originaria autenticità quale si è espressa nella figura di Gesù come colui che ha posto in crisi ogni legge e ogni gerarchia.
Nietzsche ritiene che è un errore considerare cristiano colui che ha fede nella redenzione ad opera di Cristo; non é la fede ma "la pratica cristiana" non un "credere" ma un "fare", un "diverso essere" a rendere l'uomo un cristiano. Sarebbe pertanto Paolo l'inizo della fine della cristianità autentica, colui il quale "incarna il tipo opposto del buon nunzio, il genio in fatto di odio, di inesorabile logica dell'odio".

La dottrina della resurrezione, Gesù offerto come vittima per la remissione dei peccati, laddove Gesù aveva abolito il concetto di colpa, aveva smentito ogni abisso tra Dio e uomo. Gesù realizzò una prassi di vita laddove i primi cristiani predicarono una fede che divenne dottrina.
Un rituale senza partecipazione autentica.
La logica di Paolo sarebbe nel suo cinismo, non solo causa del tramonto della figura di Gesù, ma anche affermazione di una immagine dei sacerdoti che, utilizzando idee, simboli, riti, "tiranneggiano masse, formano greggi".
In questo modo collocando il peso della vita non nella vita stessa ma nell'al di là, nel nulla, veniva tolto alla vita in generale il suo peso.

Per Nietzsche Gesù non muore per redimere gli uomini, ma per insegnare loro un modo autentico di esistere ed è questo un modo nuovo di essere cristiani. Tuttavia a Gesù egli sembra preferire Dioniso.
La morte sulla croce e infatti per Nietzsche espressione di un fallimento della vita laddove in Dioniso mutilato egli scorge la vita che continuamente si riproduce e cresce nell'esaltazione tragica. Dioniso è anche espressione di un politeismo degli dei affermato al posto dell'unico Dio...

E ancora, una citazione dal "CORRIERE della Sera":


"Via sulle navi, filosofi!", escla­ma nel "La gaia scienza"
E in Au­rora: "E dove dunque voglia­mo arrivare? Al di là del ma­re?".
Nietzsche e l’idea di libertà. Dell’andare ol­tre ogni "miserevole ricetto". Un pensiero che ha una responsabilità grande, riflette Benedet­to XVI citando — come già nell’enciclica Deus Caritas est — il filosofo suo compatriota: "Frie­drich Nietzsche ha dileggiato l’umiltà e l’obbe­dienza come virtù servili, mediante le quali gli uomini sarebbero stati repressi. Ha messo al lo­ro posto la fierezza e la libertà assoluta dell’uo­mo".
Parole tanto più significative se si considera che il Papa, ieri mattina nella Basilica di San Pie­tro, parlava ai sacerdoti durante la Messa cri­smale: davanti a cardinali, vescovi e presbiteri che rinnovano le promesse prima delle cele­brazioni di Pasqua. Un’omelia raffinata sul sen­so della «consacrazione» come «sacrificio» di sé, un togliere dal mondo e consegnare a Dio che per i sacerdoti non è una segregazione ma un donarsi a tutti, come Gesù sacerdote e vittima che si consegna al Padre per noi e prega per i discepoli: Consacrali nella verità. È a questo punto che Benedetto XVI ha alzato lo sguardo: "Come stanno le cose nella nostra vi­ta? Siamo veramente pervasi dalla parola di Dio? O non è piuttosto che il nostro pensiero sempre di nuovo si modella con tutto ciò che si dice e che si fa? Non sono forse assai spesso le opinioni predominanti i criteri secondo cui ci misuriamo?"./"opinioni predominanti" valuterei come mancanza di libertà di esprimere il proprio io/
Di qui il riferimento a Nietzsche e al dileggio dell’umiltà in favore della libertà assoluta. Il Papa chiede di "imparare da Cristo la retta umiltà", non certo una sottomissione sbagliata, che non vogliamo imitare...
«Io consacro me stesso, perché sia­no anch’essi consacrati in verità» - cioè ve­ramente ( Gv 17, 19). Io penso che questa se­conda parte abbia un suo specifico signifi­cato. Esistono nelle religioni del mondo mol­teplici modi rituali di « santificazione » , di consacrazione di una persona umana. Ma tutti questi riti possono rimanere semplice­mente una cosa formale. Cristo chiede per i discepoli la vera santificazione, che trasfor­ma il loro essere, loro stessi; che non riman­ga una forma rituale, ma sia un vero diveni­re proprietà di Dio stesso...."


Questa me la sono goduta di brutto!
Adoro vicariato che legge il saggio pubblicato in Vaticano su Oscar Wilde, offre Nietzsche come esempio della giusta fede e carica tutte le messe su Youtube.
Mi piacerebbe di più se fosse un apostolo senza sede;
che di tutte le chiese musei farei ...

6 comments:

pietro d. perrone said...

Hanna, Nietzsche mi fa un pò paura. Non sono riuscito a leggere mai nessuna delle sue opere. Paura perchè scrive come un poeta, ma è un filosofo.
Ma mi è capitato di leggere altri che lo citavano, Emanuele Severino, Giorgio Colli, e Umberto Galimberti..
Nietzsche fa paura perchè porta il discorso filosofico all'estremo, al limite estremo. L'Uomo, per lui è il limite. Tutto esiste per l'Uomo. Ma questo, anche, perde l'Uomo.
Lo perde perchè tutto ciò che l'Uomo può comprendere, o fare o immaginare, tutta la potenza, tutta la Natura, sono deboli come debole è l'Uomo.
Senza l'Uomo Dio non esisterebbe.
Ma l'Uomo può finire in un attimo, vittima della sua stessa follia.
Della stessa follia che vinse il filosofo tedesco a Torino e lo accompagnò fino all'estremo viaggio.
Lì, in quel viaggio, forse Nietzsche avrà esaudito le sue curiosità. Forse.
Il Papa, la Chiesa. la Dottrina, che fondano la propria filosofia sulla metafisica di Dio non possono che relegare Nietzsche nell'angolo remoto in cui hanno imprigionato l'Uomo, la creatura.
Per Nietzsche era l'Uomo il Creatore.

Ma Severino e Galimberti dicono che bisognerebbe andare avanti, in un'altra direzione. Perchè di qui si va solo verso il Nulla.
Anche il Papa dice che di qui si va verso il Nulla.
Ma sono due Nulla differenti. Due strade diverse che portano a conclusioni diverse.

Voglio leggere bene quello che ha detto Benedetto XVI su Nietzsche.
Ti farò sapere.

HANNA said...

AH! Nietzsche..

Lui e Musil sono i miei preferiti.
Il Zarathustra lo tengo accanto al mio letto come fosse vangelo..
ho letto pure quasi tutte le sue opere, dilettandomi tuttora della "genealogia della morale" o "così parlò Zarathustra" e rileggendo la di lui biografia...infatti sto cercando di capire se la sua follia non fosse solo un sperimento?! 8 anni di mutismo non fosse di sua volontà, contro gli uomini che non hanno capito nulla?

"Non abbiamo mai cercato noi stessi - come potrebbe mai accadere, un bel giorno, di trovarsi?"
e forse è questo il bello: cercare, cercare senza mai trovare...altrimenti tutto perisce.

GRAZIE Pietro, della visita e del commento ;)

pietro d. perrone said...

Cara Hanna, cercare,cercare, senza mai trovare.
Si, condivido moltissimo. Mi rispecchio in questa tua massima.
Quando "trovo" una verità sul mio cammino comincio ad annusarla, ad interrogarla, a rivoltarla, a vedere come è fatta, cosa c'è dentro.
Forse sono così da quando ero bambino e smontavo i giochi,per vedere come erano fatti dentro.
Poi non mi interessava molto rimontarli, perchè da ciascun pezzo si poteva rimontare qualcosa di diverso.
Ora faccio così con le cose della vita, quella interiore, intendo.

Musil e Nietzsche. Li conosco. Ma non ho letto nulla di loro. Una sera ho assistito ad un reading su Musil. L'ho trovato affascinante. Leggevano anche Proust e non ricordo chi altri.
Meravigliosa serata.

Dalla biografia di Nietzsche nasce un filo che lo unisce ad un autore che amo moltissimo. Rainer Maria Rilke. Il poeta.
Li unisce la Musa, Lou Andreas-Salomè.
Dev'essere stata una donna meravigliosa.
Non solo bella.
Uomini come quelli non si sarebbero accontentati della Bellezza se non fosse stata completa. Completa anche della Bellezza Intellettuale. La Bellezza che Shelley e Byron, seppure poeti romantici, innalzarono sull'altare della Poesia (penso all'omonimo "Inno").

E quel filo di meraviglia unisce il Poeta ed il Filosofo con il grande Freud...

Altri fili - mi piace vagare (divagare) in questo modo - uniscono invece Rilke a Praga e Praga a Kafka. Kafka, uno dei miei autori di riferimento...

Volevo commentare ancora un attimo Benedetto XVI e le sue parole su Nietzsche. Ho letto l'intera omelia.
Il tema di Benedetto XVI verteva sulla "consacrazione del Sacerdozio".
Più o meno - provo - la consacrazione si può sintetizzare come la dedizione, il sacrificio integrale a Gesù della vita dell'uomo che si dedica interamente a Lui. In questo modo la sua vita, quella del sacerdote, entra a far parte della stessa natura divina di Gesù (con-sacrare)ed appartiene per sempre a Gesù.
La vita, l'agire, il concepire ogni verità, come Verità in Cristo.
La natura divina del Cristo diventa fondamento della vita e di ogni verità del catecumeno che si consacra. Ma anche fondamento di ogni verità. Fondamento anche della verità filosofica (metafisica pura, questa, che oggi, è in crisi, tra i filosofi).

Nietzsche, quindi, per Benedetto è l'esempio dell'esatto opposto. L'unico esempio che il Papa cita per descrivere - marcandone il carattere con questa specie di solitudine - l'anti-verità.

Le tue parole sulla differenza fra il discorso cristiano (da S. Paolo in poi) e l'agire, il vivere secondo l'insegnamento di Cristo.
Non so come dire.
Il Cristo è un esempio, un modello, di Amore Assoluto.
E' anche una Rivoluzione, se si pensa al Nuovo Uomo che nasce grazie a Lui.
Non più schiavo, ma libero.
Non più schiavo, ma libero!
La parola Verità, allora, da allora, assume molteplici aspetti e significati, no? Non può più essere Una sola e Rivelata...

Ho dei dubbi, dei seri dubbi, che le gerarchie ecclesiastiche seguano molto il Suo esempio.
In questo si rispecchia in me la differenza che marchi con le tue parole.

(Scusa la ...logorrea. Cercherò di non farlo più. O, il meno possibile).

Anonymous said...

credo che se si vuole leggere Nietzsche come filosofo pacifista, compatibile con la democrazia, con il pacifismo, completamente estraneo a quello che fu il nazismo e il fascismo, allora ci si sta ostinando su una strada proprio sbagliata, una strada che tradisce i messaggi chiarissimi, sempre più chiari che ha lanciato Nietzsche, soprattutto dalla metà degli anni ottanta dell'ottocento in poi. Se si ha questa ostinazione, allora è meglio cambiare autore, e puntare, un nome su tutti, su Emerson, che peraltro fu amatissimo da Nietzsche (in particolare il suo "Condotta di vita")

HANNA said...

@ anonymus,
ti sei completamente confuso in questo tuo commento...
anche se ho intuito cosa avresti voluto dire, ma lo hai detto in maniera errata ;)

Anonymous said...

In effetti credo sia parecchio difficile negare la componente di risentimento di Nietzsche verso il mondo,o perlomeno verso il suo mondo...e tuttavia mi sembra quantomai semplicistico e comodo continuare ad appoggiarsi ancora ad un'interpretazione ormai superata in modo palese...quell'interpretazione della filosofia di N. che lo vorrebbe come ideologo del nazismo e del fascismo; personalmente credo,semmai,che siano persone come severino,pur nel massimo rispetto della sua grandezza di studioso,ad aver colto male il messaggio del filosofo tedesco e a procedere in un'altra direzione...anzi,credo sia proprio male impostato un qualsiasi discorso al riguardo che parli ancora di "andare avanti" o di "direzioni" con una concezione del sapere ancora lineare...credo che questa sia la prima dimostrazione di una mal comprensione delle potenzialità di N.

Francesco