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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Monday, November 23, 2009

Frammenti del libro di Patrizia D'Addario - Gradisca Presidente

E proprio il residence "La casa rossa", un rustico di un orribile colore, secondo la D'Addario è diventato l'ossessione della sua vita, che l'ha indotta a imboccare la via della prostituzione:
"Mi hanno chiesto spesso, dopo che ho raccontato, se avessi avuto come amanti altri politici. No, mai. Ho avuto il numero uno e mi è bastato".

La D'Addario ricostruisce l'incontro con Tarantini:
"La presenza a una cena fuori sede è di duemilaeuro, non un centesimo di meno. Gianpi, come mi dice di chiamarlo, sorride. «Tranquilla» mi dice, «stiamo andando dal premier, hai capito? Dal premier». E aggiunge: «Lui è molto generoso,a chi rimane dà anche una busta».

Che effetto mi ha fatto? Sarei bugiarda e passerei da stupida se dicessi che non ho avuto un sobbalzo. Il premier? Proprio lui? Il capo del governo? Che ci crediate o meno non ho pensato neanche per un attimo ai soldi che avrei potuto guadagnare da quell’incontro. Un solo pensiero mi è balenato, lui può tutto, lui mi aiuterà. Mi farà costruire il residence, farò l’albergatrice, smetterò di fare il mestiere. Sì, Silvio Berlusconi era la chiave del mio futuro".
Si arriva così, al primo incontro a Palazo Grazioli...
"Scendiamo dalla macchina, ci accolgono le guardie della sicurezza, ci scortano fino all’ascensore, saliamo al piano di sopra, ci accoglie una persona alla quale affidiamo i soprabiti, ci fanno accomodare in un grande salone dopo aver attraversato un lungo corridoio. Ci sono divani e un grande televisore a schermo gigante, sul tavolo champagne e focaccine. Arrivano altre ragazze, una coppia di lesbiche, alcune altre escort. Dopo dieci minuti arriva lui, il premier. Saluta tutte, molte le conosce già e le bacia.
Poi si avvicina a noi e Gianpi fa le presentazioni. «Lei è Clarissa, piacere». «E lei invece è Alessia» cioè io. «Molto piacere» dice il premier, «sei molto carina». Poi mi invita a sedere sul divano e mentre scambia qualche battuta con le altre ragazze mi guarda fisso. Improvvisamente mi chiede: quali sono i tuoi progetti? Non credo alle mie orecchie, Gianpi è stato bravo. Gli sbobino tutta la mia storia del residence bloccato, gli dico che è duro per una ragazza sola, cerco di essere dignitosa ma chiara. (...)
"Poi ci mostra alcuni filmati, ce li descrive, ci parla del G8, di Bush e di sua moglie. (…)
I filmati sono lunghi, stiamo ormai da due ore a guardarli e con tutto l’affetto e la stima per la fatica del premier, credo che tutte noi ne abbiamo abbastanza. Finalmente cambia registro, mette un film diverso. Si tratta di un documentario in cui si canta "Meno male che Silvio c’è".

Tutti nella stanza cominciano a cantare con le braccia alzate e fanno la ola. Io guardo incuriosita e il mio primo pensiero è che mi trovo in un harem. Lui è il sul divano e noi tutte, siamo venti ragazze, le donne a sua disposizione. (...) Mentre mi guardo intorno lui mi prende per mano, mi dice: "Tu ti siedi qui di fronte a me, la mia imprenditrice".

foto libro d'addario gradisca presidenteNon posso crederci, gli piaccio. (...) Nel salone della festa le ragazze più giovani fanno a gara a chi sta più vicina a Berlusconi. Lui va da ognuna, l’accarezza, ciascuna di loro lo accarezza. Il premier ha bisogno di coccole. Facendo l’escort pensavo di avere visto un bel po’ di cose, ma questa mi mancava, venti donne per un unico uomo. Le cosiddette ammucchiate, o orge, come preferite, prevedono più o meno lo stesso numero di donne e di uomini, altrimenti è difficile distribuire piacere.
Qui gli altri uomini non hanno voce in capitolo. C’è un unico maschio con diritto di copula, il premier. (...) Poi mi invita a ballare. È un ballo appassionato. Mi stringe, mi bacia sulle labbra, mi accarezza, mi dice frasi tenere. Davanti a tutti... "Non andare via" mi sussurra. Gianpaolo mi si avvicina e mi dice che lui vuole che io rimanga. Rispondo che «non mi va, che non era nei patti». Il presidente capisce che non sono contenta, mi prende per mano e mi chiede di accompagnarlo a visitare il palazzo. «Vengo anche io?» azzarda una delle ragazze. Lui le dice di sì.
Dal salone passiamo nel bagno presidenziale e nella camera da letto. La stanza è grande, chiara, ma quello che attira è il grande letto centrale, molto bello, circondato da tende bianchissime, un enorme piumone soffice soffice.

«Me lo ha regalato Putin» sottolinea il premier. Si allunga e appoggia la testa sul braccio mentre continua a tenermi per mano. Dalla parte opposta del letto c’è l’altra ragazza. Si aggiungono le due lesbiche che dal fondo gli accarezzano i piedi. «Silvio» dicono, «questa settimana andiamo al centro benessere? Ce lo avevi promesso». Lui si rivolge a me e all’altra ragazza: «Venite anche voi? Massaggi, relax, noi cinque tutti insieme, ci divertiremo un mondo ». E tutte gridano «sì, sì, sì».
 Esco e me lo trovo davanti. Mi blocca, torna a baciarmi, mi toglie il respiro, mi dice: «Basta, ora mando via tutti, voglio restare solo con te». Chiama Gianpi e gli dice di portare via tutti. E aggiunge: «Lei è molto bella, può avere tutto dalla vita». «È per questo che l’ho portata qui» risponde prontamente Gianpi.

«Penserò io al suo progetto» aggiunge il premier, «la sua vita cambierà, ha già sofferto tanto, ha bisogno di una mano, se lo merita».
Tutto registrato. (...) Il presidente è molto gentile con me, è affettuoso, a tratti mi sembra un bambino che ha vinto un premio al luna park. (...)
La stanza è buia, lui ama il buio. Io ho finito prima la doccia e mi trovo sola in questa enorme stanza. (...)
Improvvisamente il premier entra e io sobbalzo. È tutto vestito di bianco e lo prendo per un fantasma. Pigiama di seta bianco, vestaglia di seta bianca.
(...)
... Il mio autista ti accompagnerà - dice - ma aspetta che mi allontani io e siano andati via i giornalisti. «Stai tranquilla» mi ripete, «manterrò la mia promessa». E mi bacia di nuovo sulle labbra, accarezzandomi il viso. L’autista mi fa uscire dal portone secondario, c’è un gabbiotto di carabinieri, e io chiedo: «Ma loro non vedono nulla?». E lui: «Vedono, ma fanno finta di non vedere».

Usiamo una macchina piccola, una Panda bianca credo, per uscire. «Così non diamo nell’occhio» osserva. È molto simpatico, mi parla del suo lavoro, fa parte dello staff personale del presidente, mi sembra fiero della sua posizione. Mi lascia in albergo e mi dice sorridendo: «A presto». (...)
Più tardi vengo a sapere che quella è stata una notte particolare per tutto il mondo. È stato eletto il primo presidente nero nella storia degli Stati Uniti, Barack Obama. Non capisco nulla di politica, ma anche io mi rendo conto che è una notizia straordinaria. Mi fa uno strano effetto pensare che la mia notte con Berlusconi sia legata a un evento così importante. (...)
In albergo sono tutti in fibrillazione. Barbara mi chiede subito: «E la busta? Hai avuto la busta? Lo sai no che dovevi avere una busta con cinquemila o diecimila euro, è quello che prende chi resta per la notte». Non ho avuto niente e non so niente. Mi sento sulle nuvole. (...) Sì, penso anche io, sono una donna fortunata, ho fatto il colpo della mia vita, sono andata a letto con Berlusconi. E soprattutto ho le prove che sia avvenuto, ho registrato. Anche stavolta "

Sta già facendo molto parlare "Gradisca, Presidente", la biografia di Patrizia D'Addario scritta dalla stessa escort barese in collaborazione con Maddalena Tulanti edita da Aliberti, prezzo di copertina 16,90,  in uscita martedì 24 novembre.
Sono pagine e pagine, Silvio Berlusconi che gonfio d’orgoglio proietta i video degli incontri istituzionali e intanto ne bacia una, ne palpeggia un’altra. Ci sono le ragazze con la roba in vetrina. La coppia lesbica che non smette un istante l’eterno preliminare pubblico.

C’è soprattutto il dettagliare sfinente della performance, come erano vestiti, come si sono spogliati, dove e come si sono baciati, quanto a lungo il premier ha indugiato con la faccia fra le cosce di lei, questa sfida muta a chi riusciva a condurre il gioco (e lo conduce lui, e lei che è abituata al comando, sotto le coperte, ne soffre) e poi quante volte Berlusconi è culminato nel piacere, una galoppata impressionante e rallentata che lascia fiaccati alla sola lettura. E ancora Patrizia che ad ogni amplesso confessa candida di non aver provato piacere perché lui non è il suo uomo, e lui deluso che cerca di salvare la considerazione di sé, la invita a provare rapporti omosessuali per sciogliersi un poco, e ancora lei che sente l’unica vampa di calore soltanto all’indomani, all’ultimo bacio.

Poi, dopo la ricostruzione minuzia per minuzia, Patrizia dice: ecco, vi ho dato quello che volevate; adesso leggete di me. Si immagini una bambina di Bari, il padre fedifrago e violento, la madre arresa, un anno trascorso in un istituto di suore tipo Magdalene, il ritorno a casa, la fuga da sedicenne, il mondo dello spettacolo, i David Copperfield eccetera, una carrellata di divi che lei ha sempre sfiorato, mancandone le glorie di un’unghia; e quest’altra carrellata di uomini, fidanzati, amanti, tutti che le spaccano la faccia per un motivo o per l’altro, uno che spara rivoltellate in casa, un altro che la vuole fare abortire e dopo il parto vuole cedere la bimba in adozione.

E l’uomo che a randellate la inizia alla prostituzione. «Io non ho fatto che conoscere uomini uguali a mio padre, traditori e puttanieri». Una carrellata di imprenditori che promisero di rimettere in sesto il rustico acquistato dal babbo e che lei sogna di trasformare in residence, tutti furfanti, fingono di ristrutturare, sbagliano i calcoli, è tutto da buttare giù, ma intanto l’hanno raggirata per centinaia di migliaia di euro.

«Non ho amici, non ne ho mai avuti», scrive Patrizia nelle ultime pagine. Né tantomeno amiche. Le più recenti l’hanno infangata. Una l’hanno ammazzata e bruciata. Ci sono le morti – il fratello, il padre – che rabbuiano un racconto già plumbeo. Bisogna ficcarsi negli angoli per trovare un galantuomo, in questa storia. E lei che dice: «Qualcuno potrà obiettare che ho usato il mio corpo per ottenere il favore del potente. Obietti pure, io mi sento a posto con la coscienza». E’ il rifugio estremo di tutti noi. 

Ci si sta pensando di girare un film basato su questa storia.

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