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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Sunday, February 21, 2010

Ballerini di Michael Jackson a Sanremo, youtube

Travis Payne, coreografo e ballerino per 18 anni accanto a Michael Jackson, ha condotto una coreografia a tre con Nicholas Bass e Daniel Celebrede, dicata al re del pop. Nonostante la bravura dei tre ballerini e l'inevitabile suggestione di uno stile di ballo che ha fatto epoca, il numero è sembrato quasi perdersi nel palco dell'Ariston. Troppo immenso per i tre; d'altro canto riempirlo con una trentina di ballerini costerebbe troppo ;).
Payne faceva parte della troupe che avrebbe dovuto accompagnare Jackson nel suo ritorno sulle scene, a giugno l'anno scorso sul palco 02 Arena di Londra, tragicamente interrotto dalla sua morte.
“Avevamo lavorato duramente per la tournée, perché Michael puntava molto su di essa per il suo ritorno, desiderava che la gente vedesse la sua genialità. Non ci sono parole per descrivere quanto sia stato doloroso rinunciare a tutto questo. La sua perdita è difficilissima da superare, nessuno si aspettava la sua morte. Proseguiremo a portare il suo messaggio di amore, pace ed unità. Grazie alla Sony, infatti, siamo in grado di mostrare il documentario del tour. Sappiamo che ci sono molte voci sui problemi fisici di Michael dietro le quinte, ma il film racconta lo spettacolo così come lui lo aveva approvato, in modo tale che i suoi fans possano ammirarlo al meglio e che la sua carriera sia consegnata alle generazioni a venire”.
Su richiesta della Clerici il coreografo ha proposto il moonwalk, il passo di danza più famoso del divo di Thriller.



INTERVISTA DI ANTONELLA CLERICI CON TRAVIS PAYNE
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AC: Mi fa una certa emozione essere qui con voi che siete gli ultimi che avete visto Michael Jackson vivo e vedervi ballare per la prima volta... mi è venuto un colpo al cuore. Un brivido.
Tu sei stato il coreografo di Michael, come lo hai conosciuto? Puoi raccontarci il vostro primo incontro?
TP: Certamente si. Ho iniziato nel 1992 con Michael, ballavo, e mi ricordo benissimo. Poi dopo ho ballato nel Dangerous Tour con lui e sono diventato uno dei suoi coreografi. Insomma, abbiamo lavorato insieme per 18 anni e quando abbiamo iniziato con "This Is It", beh, da ballerino sono diventato coreografo, ma non solo, anche regista associato e produttore. Abbiamo fatto cose incredibili, davvero, insieme. Abbiamo trovato talenti nuovi: questi due ballerini, per esempio. E abbiamo lavorato al meglio. Michael amava tantissimo circondarsi delle persone più brave, e quindi siamo eternamente grati al suo lavoro.
AC: Com'era Michael sul lavoro? Quante ore vi allenavate, per esempio? Dicevano che lui era un maniaco della perfezione.
TP: Michael era la persona più felice del mondo quando stava lavorando, quando creava, era ispirato tantissimo, in particolare dai suoi bimbi, perché da quando diventò padre la sua vita cambiò immediatamente. Ed è stato uno dei motivi, questo, che gli ha permesso di pensare di tornare sul palcoscenico, perché voleva lasciare davvero un segno a tutta l'umanità e per le generazioni future. Lui pensava solo all'amore, alla famiglia, al benessere del pianeta e dei suo fans.
AC: Intorno alla figura di Michael Jackson sono nate tante leggende. Tu che eri un suo amico, se dovessi descriverlo in due parole, chi era davvero Michael Jackson?
TP: Michael era un genio, aveva una grande visione per il futuro, un profeta, un fratello e un amico di molti. A lui interessava il benessere del pianeta, di tutta l'umanità. E il suo lavoro era proprio quello di ispirare tutti, renderli felici, e ricordare a tutti quelli che vivono su questo pianeta che dobbiamo proteggerci reciprocamente e vivere bene.
AC: Travis, tu sei stato tra gli ultimi a vederlo ancora vivo. Ecco, cosa ricordi di quel giorno?
TP: Oh, ricordo proprio l'ultimo giorno, quando eravamo insieme noi tre con Michael. Avevamo appena completato "This Is It", avevamo fatto tutte le routine dello show e avremmo dovuto poi aprire a Londra, alla O2 Arena. Lui era felicissimo perché davvero si era dato tantissimo da fare perché questo era un lavoro importantissimo per lui. E naturalmente ci manca tantissimo, però la sua musica e i suoi messaggi e la sua anima starà in tutti noi per sempre.

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