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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Wednesday, March 24, 2010

Aspettando Godot, filastrocca di Beckett tradotta

Waiting for Godot
di Samuel Beckett

A dog came in the kitchen
And stole a crust of bread.
Then cook up with a ladle
And beat him till he was dead.
Then all the dogs came running
And dug the dog a tomb
And wrote upon the tombstone
For the eyes of dogs to come:
A dog came in the kitchen…


Versione francese
di Beckett


Un chien vint dans l'office
Et prit une andouillette
Alors à coups de louche
Le chef le mit en miettes.
Les autres chiens ce voyant
Vite vite l'ensevelirent
Au pied d'une croix en bois blanc
Où le passant pouvait lire:
Un chien vint dans l'office

Versione tedesca:

Ein Hund kam in die Küche
und stahl dem Koch ein Ei.
Da nahm der Koch den Löffel
Und schlug den Hund zu Brei.
Da kamen die anderen Hunde
und gruben ihm ein Grab.
Und setzten ihm ein’n Grabstein,
worauf geschrieben stand:
Ein Hund kam in die Küche...

Versione italiana:

Un cane andò in cucina
e rubò una crosta di pane.
Allora il cuoco col mestolo
Lo picchiò fin alla morte.
Allora accorsero tutti cani
E scavarono una fossa
E scrissero sulla tomba
Per avvisare cani a venire:
Un cane andò in cucina…

Analisi e commento:
LA FILASTROCCA DI BECKETT:


Il tema è quello noto, di un cane che entra in cucina e ruba del cibo dalla pentola; vedendolo il cuoco lo abbatte con un mestolo; gli altri cani lo seppelliscono e scrivono sulla lapide, come epitaffio (ma anche come memento per le generazioni future), la storia stessa del cane.
Come avviene in molti testi per l'infanzia, anche questo è pervaso di un profondo senso di ferocia e assurdità, la punizione atrocemente sproporzionata alla colpa. Non sorprende affatto che questo grottesco amalgama di ingredienti abbia affascinato Beckett al punto da indurlo a servirsene per un suo play.

Veniamo quindi all'analisi di questo caso specifico di traduzione: la canzone che dà inizio al secondo atto di Waiting for Godot di Samuel Beckett.
Si tratta del tipo di filastrocca che, una volta iniziata, si protrae ripetendosi all'infinito. La funzione di questa canzoncina all'interno del testo in questione è nota ed evidente: riproduce una struttura perfettamente circolare che richiama sia la struttura del play, sia la teoria vichiana dei corsi e ricorsi tanto cara a Beckett.
Com'è risaputo, i due atti di Waiting for Godot ripetono con variazioni gli stessi fatti: l'attesa di Vladimir ed Estragon, l'arrivo e partenza di Pozzo e Lucky, l'arrivo del ragazzo che annuncia che Godot non è arrivato - insieme, la promessa-speranza per la venuta del giorno successivo.
In questa visione di desolazione, solitudine e disperazione, Beckett sceglie di inserire una filastrocca per bambini. Questa scelta è straordinariamente consona al tragicomico beckettiano. In Beckett si ride del tragico e questa risata è un grimaldello che fa leva sul dolore di vivere.
Permette per un istante di dimenticare tutte le contingenze per osservare la realtà dall'alto, con sguardo lucido e penetrante, svincolati da ogni accidente nell'elisione dei due estremi di segno opposto: gioia e dolore, ottimismo e disperazione.
Non sorprende, quindi, che proprio al centro di Waiting for Godot si trovi la canzone che fornisce una chiave di lettura del testo stesso: la vita come susseguirsi senza fine di crudeltà e dolore, con un finale assurdo ma senza una vera e propria fine.
Tutto è tutto uno, tutto è già esistito il tempo stesso è un circolo: ...come diceva Nietzsche.

1 comment:

Té la mà Maria - Reus said...

excelent blog, congratulations
regard from Reus Catalonia
thank you