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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Sunday, August 22, 2010

Carmina Burana, testo, youtube

I Carmina Burana sono testi poetici contenuti in un importante manoscritto del XIII secolo, il Codex Latinus Monacensis, proveniente dal convento di Benediktbeuern (l'antica Bura Sancti Benedicti fondata attorno al 740 da San Bonifacio nei pressi di Bad Tölz in Baviera) e attualmente custodito nella Biblioteca Nazionale di Monaco di Baviera.
Il termine Carmina Burana è stato introdotto dallo studioso Johann Andreas Schmeller nel 1847 in occasione della prima pubblicazione del manoscritto. Tale codice comprende 315 componimenti poetici su 112 fogli di pergamena decorati con miniature. Sembra che tutte le liriche dovessero essere destinate al canto, ma gli amanuensi autori di questo manoscritto non riportarono la musica di tutti i carmi, cosicché possiamo ricostruire l'andamento melodico solo di 47 di essi. Il codice è suddiviso in sezioni:

* Carmina moralia (1-55), argomento satirico e morale;
* Carmina veris et amoris (56-186), argomento amoroso;
* Carmina lusorum et potatorum (187-228), canti bacchici e conviviali;
* Carmina divina, argomento moralistico sacrale (questa parte fu probabilmente aggiunta all'inizio del secolo XIV).


Quando sorsero le prime Universitates come luogo di studio alternativo alle scuole ecclesiastiche, giovani di varia estrazione sociale girovagavano da un’università all’altra in cerca di prestigiosi insegnanti. Tra codesti clerici sive scolare o clerici vagantes, spiccò un gruppo in particolare, quello dei cosiddetti vagantes oppure “goliardi”, una fazione anticonvenzionale, vistosa e ribelle, in aperta polemica contro la Curia romana, accusata di corruzione, e contro il soffocante integralismo monastico, nemico della nuova cultura.
Dalla penna di questi personaggi del tutto anonimi, che vagavano e si guadagnavano da vivere proprio grazie al canto di simili testi, scaturì la poesia dei Carmina Burana, commistione di cultura classica e di spunti di tradizione popolaresca, tramandata in un primo momento naturalmente sotto forma orale.
In ambito ecclesiastico essi vennero qualificati con l’epiteto fortemente diffamatorio di goliart o guliart (capaci di gola, voraci). In linea con lo spirito che li contraddistingueva, questi stessi poeti fecero proprio il nome di Golia quale loro patrono, riallacciandosi alla definizione di “nuovo Golia” (ovvero “nemico di Dio” alla maniera di S. Agostino) che Bernardo da Chiaravalle aveva usato nell’invettiva contro Abelardo, e si dichiarano apertamente “pueri et discipuli Goliae” (divenendo così Golia l’episcopus, il pontifex della loro numerosa, variopinta e sradicata familia).
Con l’avvento del XIII secolo, questo mondo volse inesorabilmente al tramonto. Col riconoscimento giuridico di alcune grandi università (come quella di Parigi), sotto la tutela sia dell’impero che della Chiesa, nonché la nascita degli ordini predicatori francescani e domenicani e l’ascesa dei frati alle cattedre di teologia, la Chiesa s’impose nuovamente. La conseguente serie di interdizioni e di divieti, emessi dall’apparato ecclesiastico, decretarono la fine definitiva della Goliardia.
Tuttavia, prima che tutto andasse perduto e mentre le condanne conciliari iniziavano a colpire i goliardi, un vescovo, un canonico o un abate della Baviera commissionò a degli amanuensi la raccolta dei frutti sparsi della poesia dei vagantes, dando vita appunto al Codex Latinus Monacensis.
Il Codice Burano, come già accennato, deve il suo appellativo all’abbazia benedettina di Benediktbeuern, l’antica Bura Sancti Benedicti (fondata tra il 730 e il 740 da San Bonifacio sulle Alpi Bavaresi).
Esso attualmente è composto dal C.l.m. n. 4660 e dal C.l.m. n. 4660a (Fragmenta Burana), quest’ultimo composto di 7 fogli, individuati soltanto nel 1901. Nel complesso si hanno 315 testi poetici (tutti in latino eccetto 47 scritti in alto tedesco), in 112 fogli di pergamena, decorati con 8 miniature: una delle più vaste ed importanti collezioni di liriche medievali.

Carmina Burana
Fortuna imperatrix mundi
La Dea Fortuna, imperatrice del mondo

O Fortuna,
velut luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis;
vita detestabilis
nunc obdurat
et tunc curat
ludo mentis aciem,
egestatem,
potestatem
dissolvit ut glaciem.
sors immanis
et inanis,
rota tu volubilis,
status malus,
vana salus
semper dissolubilis,
obumbrata
et velata
mihi quoque niteris;
nunc per ludum
dorsum nudum
fero tui sceleris.
sors salutis
et virtutis
mihi nunc contraria,
est affectus
et defectus
semper in angaria.
hac in hora
sine mora
corde pulsum tangite;
quod per sortem
sternit fortem,
mecum omnes plangite!

(trad.: O Fortuna, 
cangi di forma come la luna, 
sempre cresci o cali; 
l'odiosa vita 
ora abbatte 
ora conforta a turno 
le brame della mente,
dissolve come ghiaccio 
miseria e potenza. 
Sorte possente e vana, 
cangiante ruota, 
maligna natura, 
vuota prosperità 
che sempre si dissolve,
ombrosa e velata 
sovrasti me pure; 
ora al gioco del tuo capriccio 
io offro la schiena nuda. 
Le sorti di salute 
e di successo 
ora mi sono avverse,
tormenti e privazioni 
sempre mi tormentano. 
In quest'ora 
senza indugio 
risuonino le vostre corde; 
come me piangete tutti: 
a caso ella abbatte il forte!)





2. Fortune plango vulnera - coro
Piango le ferite di Fortuna

Fortune plango vulnera stillantibus ocellis, quod sua mihi munera subtrahit rebellis. Verum est, quod legitur, fronte capillata, sed plerumque
sequitur occasio calvata. In Fortune solio sederam elatus, prosperitatis vario flore coronatus; quicquid enim florui felix et beatus, nunc a summo corrui
gloria privatus. Fortune rota volvitur: descendo minoratus; alter in altum tollitur; nimis exaltatus rex sedet in vertice -caveat ruinam!- nam sub axe legimus
Hecubam reginam.

(trad.: Piango le ferite di Fortuna con occhi colmi di lacrime: spietata mi sottrae i suoi doni. Vero è quel che si legge : porta i capelli in fronte,
ma quasi sempre segue la calva Occasione. In alto io sedevo sul trono della Fortuna, cinto dai variopinti fiori del successo; ma se un tempo fiorivo prospero
e felice, ora son caduto dalla cima privo di ogni gloria. Si volge la ruota di Fortuna : sempre più giù discendo; un altro sale in alto; esaltato oltre ogni misura
sopra tutti un re siede sul trono - 'stia attento alla caduta!'- sotto il mozzo della ruota leggiamo 'Ecuba regina'.)

I - Primo Vere
La primavera

3. Veris leta facies - coro piccolo
Il lieto volto di primavera

Veris leta facies mundo propinatur, hiemalis acies victa iam fugatur. In vestitu vario Flora principatur, nemorum dulcisono que cantu celebratur. Ah!
Flore fusus gremio Phebus novo more risum dat, hoc vario iam stipate flore. Zephyrus nectareo spirans in odore, certatim pro bravio curramus in amore. Ah!
Cytharizat cantico dulcis Philomena; flore rident vario prata iam serena salit cetus avium silve per amena, chorus promit virginum iam gaudia millena. Ah!

(trad.: Il lieto volto di primavera si offre al mondo, l'invernale schiera vinta si volge in fuga, in variopinta veste regna Flora, celebrata dal canto dolce-risonante delle selve.
Avvinto in grembo a Flora, Febo torna di nuovo al riso, Zefiro ormai, pregno d'ogni fiore, spira tra profumi di nettare. A gara lanciamoci in ardenti amori!
Il dolce usignolo intona la sua cetra, di fiori vari ridono i prati ormai sereni, vola la stirpe degli uccelli fra le bellezze della selva, il coro delle vergini reca gioie a mille)

4. Omnia Sol temperat - baritono
Il sole riscalda ogni cosa

Omnia Sol temperat purus et subtilis novo mundo reserat faciem Aprilis; ad Amorem properat animus herilis et iocundis imperat deus puerilis.
Rerum tanta novitas in solemni vere et veris auctoritas iubet nos gaudere; vias prebet solitas et in tuo vere fides est et probitas tuum retinere:
Ama me fideliter! Fidem meam nota: de corde totaliter et ex mente tota sum presentialiter absens in remota. Quisquis amat taliter volvitur in rota.

(trad.: Puro e leggero il Sole tutto riscalda, si schiude al mondo il volto novello di Aprile, l'animo nobile si affretta all'amore, e il dio fanciullo impera sui felici.
Tanto rinovellarsi nella sacra primavera e la sua possanza ci comandan di godere; schiude le vie ben note, e nella tua primavera fedeltà e onestà vogliono
che tu sia stretto a chi ami. Amami essendomi fedele, guarda la mia fedeltà integra di cuore e di tutta la mente. Sono a te presente anche se vivo lontano.
Chi ama in tal modo, è straziato dalla ruota.)

5. Ecce gratum - coro
Ecco la gradita primavera

Ecce gratum et optatum Ver reducit gaudia:purpuratum floret pratum Sol serenat omnia. Iam iam cedant tristia! Estas redit nunc recedit Hyemis sevitia.Ah!
Iam liquescit et decrescit grando, nix et cetera; bruma fugit, et iam sugit Ver Estatis ubera; illi mens est misera, qui nec vivit, nec lascivit sub Estatis dextera. Ah!
Gloriantur et letantur in melle dulcedinis qui conantur ut utantur premio Cupidinis;simus jussu Cypridis gloriantes et letantes pares esse Paridis.Ah!

(trad.: Ecco la gradita, la bramata primavera riporta i piaceri, purpureo il prato fiorisce, il sole tutto rasserena, via ogni tristezza!
Ritorna l'estate, si ritira ormai il crudo inverno. Già si sciolgono e svaniscono grandine, neve, tutto; la nebbia fugge, ormai primavera succhia al seno dell’estate:
ben misera è la mente di chi né vive né si eccita sotto il dominio dell'estate. Si esalta e gioisce in melata dolcezza chi s'adopra per godere il premio di Cupido;
siamo agli ordini di Cipride, fieri e lieti d'esser pari a Paride.)

Uf dem Anger
Sul prato


7. Floret silva nobilis - coro e coro piccolo
La nobile foresta rinverdisce

Floret silva nobilis floribus et foliis. Ubi est antiquus meus amicus ? Ah! Hinc equitavit! Eia, quis me amabit? Ah! Floret silva undique, nah mime gesellen ist mir we.
Gruonet der walt allenthalben, wa ist min geselle alse lange? Ah! der ist geriten hinnen, owi, wer sol mich minnen? Ah!

(trad.: La nobile foresta si ricopre di fiori e di foglie. Dov’è il mio amico di un tempo? Da qui è partito a cavallo! Ahimè, chi mi amerà?
La foresta fiorisce dappertutto, io mi addoloro per il mio amico lontano. Dappertutto rinverdisce la foresta; perchè il mio amato sta lontano così a lungo?
Ah! Egli se n’è andato da qui a cavallo, ahimè, chi mi amerà? Ah!

10. Were diu wrlt alle min - coro
Se il mondo fosse tutto mio

Were diu werlt alle min von dem mere unze an den Rin, des wolt ih mih darben, daz diu chunegin von Engellant lege an minem armen Hei!

(trad.: Fosse mio il mondo tutto dal mare fino al Reno, tutto lo butterei, se la regina d'Inghilterra giacesse fra le mie braccia.)

III - Cour d'amours
Le corti dell'amore

15. Amor volat undique - soprano e voci bianche
L'amore vola dappertutto

Amor volat undique; captus est libidine. Iuvenes. iuvencule coniuguntur merito. Siqua sine socio caret omni gaudio;
tenet noctis infimasub intimo cordis in custodia: fit res amarissima.

(trad.: L’amore vola dappertutto, prigioniero del desiderio. Giovani e giovanette si uniscono secondo natura.
Se qualche giovanetta rimane senza amante, non prova alcuna gioia; tiene rinchiusa nel profondo del suo cuore una notte buia e triste; questa è un’esperienza amarissima.)

18. Circa mea pectora - baritono e coro
Nel mio cuore

Circa mea pectora multa sunt suspiria de tua pulchritudine, que me ledunt misere. Ah! Mandaliet, mandaliet min gesellechomet niet. Tui lucent oculi sicut solis radii,
sicut splendor fulguris lucem donat tenebris. Ah! Mandaliet etc. Vellet deus, vellent dii, quod mente proposui: ut eius virginea reserassem vincula. Ah! Mandaliet etc.

(trad.: Nel mio cuore vi sono molti sospiri per la tua bellezza, che mi fanno languire.Ah! Mandaliet, mandaliet, la mia amata non arriva. I tuoi occhi brillano come i raggi del sole,
come lo splendore della folgore che illumina le tenebre.Ah! Mandaliet, ecc. Voglia Dio, vogliano gli dei accordarmi ciò che ho in mente: che io violi i legami della sua verginità.
Ah! Mandaliet,ecc.).

23. Dulcissime - soprano
A te, dolcissimo

Dulcissime! Ah! Totam tibi subdo me!
(trad.: A te, o dolcissimo, tutta mi abbandono!)

Blanziflor et Helena

24. Ave, formosissima - coro
Salute a te, o bellissima

Ave formosissima, gemma pretiosa, ave, decus virginum, virgo gloriosa, ave, mundi luminar, ave, mundi rosa,
Blanziflor et Helena, Venus generosa!

(trad.: Ave bellissima, preziosa gemma, ave perla delle vergini, gloriosa vergine, ave luce del mondo, ave rosa del mondo, Biancofiore ed Elena, Venere magnanima!)

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