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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Saturday, April 16, 2011

Come crescono artisti, studio psicologico

E’ vero che le migliori menti creative spesso appartengono a individui che hanno difficoltà a integrarsi, che in società si sentono come pesci fuor d’acqua. E i loro comportamenti poco ortodossi, il loro atteggiamento a volte asociale, sono parte integrante di ciò che li rende speciali. Se creatività ed eccentricià vanno spesso di pari passo, alcuni studiosi sostengono che entrambe possono essere il risultato del modo in cui il cervello filtra le informazioni e gli stimoli.

Lo spiega in un lungo articolo pubblicato sul numero di maggio/giugno di Scientific American Mind, Shelley Carson, psicologa che insegna creatività ad Harvard ed è autrice di numerosi studi e saggi sui meccanismi alla base del funzionamento delle menti creative.
[http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=the-unleashed-mind ]
Per valutare l’eccentricità di un individuo, spiega Carson, i ricercatori usano spesso gli stessi strumenti con cui valutano il disturbo schizoide di personalità. Questo può comparire in una moltitudine di forme e comprendere comportamenti asociali, pensiero magico, distorsioni nella percezione (sentire voci, avvertire presenze), forme lievi di paranoia. La personalità schizoide è in pratica una forma blanda del “disturbo schizoide di personalità“, inserito nella bibbia della psichiatria americana, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.

Varie ricerche hanno dimostrato che è un tratto ereditario, ed è più facile che il figlio di una madre schizofrenica sviluppi una personalità schizoide, anche se viene dato in adozione alla nascita e cresce con altri genitori. Quello che hanno in comune tutte queste forme di disturbo mentale è la ridotta funzionalità di uno dei filtri (l’inibizione latente), che bloccano l’informazione irrilevante per la sopravvivenza o per potare a termine il compito che si sta svolgendo. Se non riuscissimo quotidianamente a bloccare la maggior parte di questo “rumore di fondo” non potremmo funzionare come individui, perché saremmo sopraffatti da un’enorme mole di stimoli.

Le personalità creative, in sostanza, hanno una mente più porosa della norma, filtrano meno bene le informazioni. Queste, una volta raggiunta la coscienza, possono causare strane percezioni, far sentire voci o vedere persone immaginarie, ma si pensa che questa mancanza di inibizione cognitiva sia anche al centro della formazione di idee nuove. In pratica il momento dell’eureka, l’illuminazione, quando le idee che vagavano nei meandri del cervello raggiungono la consapevolezza cosciente, avrebbe molto a che fare con la larghezza delle maglie con cui si filtrano gli stimoli.

Usando la tomografia a emissione di positroni per osservare l’attività cerebrale, un gruppo di ricerca del Karolinska Intitute di Stoccolma ha individuato una minore densità di recettori della dopamina D2 nella regione sottocorticale del talamo nelle persone che avevano ottenuto punteggi alti nel test di pensiero divergente (associato alla creatività e alla capacità di trovare soluzioni originali ai problemi). Gli studiosi svedesi pensano che la minor presenza nel talamo di dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nei meccanismi di gratificazione e ricompensa, riscontrata sia nei soggetti creativi sia nelle persone con schizofrenia, possa diminuire il filtraggio cognitivo e aumentare la quantità di informazione che riesce a raggiungere la coscienza.

Ovviamente non tutti quelli che sentono o credono di sentire le voci, o che sono convinti di avere ricordi di vite precedenti, riescono poi a mettere la loro disinibizione cognitiva proficuamente a frutto in maniera creativa. L’altro elemento fondamentale perché questo avvenga è l’intelligenza. Test svolti in laboratorio, dalla stessa Carson, hanno rivelato che fattori cognitivi come un alto Q.I. e un’ottima memoria aiutano alcune persone a gestire e plasmare la gran quantità di informazioni in entrata evitando così di esserne travolti.

Per molti di noi il problema non è quello di filtrare troppo poco, ma semmai di essere troppo presi dalla routine per lasciare spazio a stimoli e informazioni che il nostro cervello liquida come inutili. Alla creatività, però, ci si può allenare, come dimostra il fiorire di corsi universitari e di figure professionali all’interno di molte aziende, perché la capacità di inventare o di trovare approcci nuovi e originali è considerata una marcia in più. La regola numero uno è quella di aprirsi all’esterno, alle esperienze nuove, alla percezione del mondo che ci circonda. Forse quelle voci parlano anche a noi, basta mettersi in ascolto.

tradotto da marta buonadonna

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