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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Wednesday, June 20, 2012

tema sulla crisi, maturità 2012

Per l'ambito socio-economico il tema riguardava la crisi e i giovani anche con brani di Steve Jobs.
Lo svolgimento è di Lorenzo Sani che ha scelto la forma dell'articolo di giornale.  
Un lampo di follia ci salverà 
Se il Rapporto Censis fotografa lo stato del Paese le prospettive per i giovani italiani sono scoraggianti: è soprattutto su di loro che si fa sentire il morso della crisi economica. Una situazione sostanzialmente simile a quella che vivono i coetanei nella fascia del Mediterraneo, con punte in cui la sofferenza si acuisce, come in Grecia, che ha pensato addirittura di uscire dalla casa comune dell'Euro, o in Portogallo e Spagna, dove la disoccupazione giovanile è un pressante problema sociale. In Italia solo un giovane su cinque tra i 15 e i 24 anni lavora, contro una media europea del 34.1%, ma la forbice si allarga se si considera la fascia 25-29 anni, dove gli occupati sono il 58.8%, contro la media Ue di 72.2, con una disoccuazione che sfiora così il 40%. Quando il lavoro c'è, molto spesso mancano le tutele e le nuove forme contrattuali, che dovrebbero implementare la mobilità laddove è invece molto radicata la cultura del posto fisso, si sono rivelati un fallimento. A pagarne il prezzo più salato, anche in auesto caso, le giovanei generazioni: su 100 licenziamenti che hanno determinato una condizione di inoccupazione, ricorda il Censin, 38 hanno colpito gli under 35 e 30 il range 35-44 anni. Il senso di sgomento tra chi studia e cerca sui libri la strada del proprio domani è notevole e condiviso dalle famiglie, che si fanno carico di grossi sacrifici per garantire prospettive accettabili ai propri figli. L'analisi dell'Istat sul rapporto tra Università e lavoro evidenzia, però, che soltanto per il 58.1% dei giovani laureati che hanno trovato impiego c'è la piena rispondenza tra titolo di studio e lavoro svolto. Anche in questo caso un 40% abbondante è insoddisfatto, o si è dovuto adattare facendo buon viso a cattivo gioco. Il nostro non è un Paese per giovani e presenta un tasso di anzianità aziendale ben superiore a quello delle principali nazioni europee. Non lo era prima della crisi mondiale e a maggior ragione non lo è oggi, che il mondo si trova schiacciato da un assioma per troppi aspetti ancora inspegabile, perché non è facile rassegnarsi all'idea che la finanza, vale a dire qualcosa di impalbabile, abbia provocato tutto lo sconquasso sociale a cui stiamo assistendo e acuito le spigolosità della convivenza comune fino a rendere il livello di sofferenza sempre più estremo. Si parla tanto di globalizzazione, ma è difficile accettare l'idea di essere stati presi alla sprovvista dalla crescita di Paesi considerati fino a pochi anni fa alla stregua del Terzo Mondo, come Cina, India, Brasile, che ora marciano a passo spedito. Per chi non è esperto di temi economici non è semplice farsi una ragione di quello che sta accadendo e accettare che le generazioni chiamate ad essere protagoniste nel mondo di domani possano essere ancora dominate dalla finanza, che l'immaginifico collettivo vede, probabilmente non a torto, come una ristretta consorteria di lobbies capace di condizionare le relazioni socio-economiche di un pianeta in cui ancora oggi pochi hanno tanto e tanti, sempre di più, hanno poco. Dai giovani, che si trovano al centro della crisi e più di altri la vivono sulla propria pelle, ci si può aspettare un'inversione di rotta sulla scorta degli esempi virtuosi di cui, fortunatamente, è ancora prodiga la nostra quotidianità. Quello che ha fatto Steve Jobs partendo da un garage di Cupertino è divenuto leggendario. Jobs è stato santificato e morendo è diventato un'icona, molto più in fretta di quanto Francesco d'Assisi sia diventato Santo. Capita spesso nel mondo che globalizza pure i miti. Ci sono però alcune frasi, nel celebre discorso che rivolse nel 2005 agli studenti di Stanford, che anche oggi fanno riflettere e possono rappresentare uno stimolo forte per le generazioni che si affacciano alla vita al termine degli studi. “Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione” disse loro Jobs. “Il vostro tempo è limitato, non buttatelo via vivendo la vita di qualcun altro. Stay hungry, stay foolish”. Siate affamati, siate folli. Ecco il fulcro della sua geniale follia. Ecco un buon punto di partenza.

 di Lorenzo Sani

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