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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Wednesday, October 24, 2012

E poi di Natsume Soseki, letteratura giapponese

Tra 6 e oltre mila libri letti (ne ho perso il conto) negli ultimi 9 giorni ne ho letti nove, ma questo ultimo mi ha deliziato spropositamente:
Intitolato "Sorekara" (E poi) si presenta come uno dei romanzi più moderni di Sōseki, e affronta il conflitto interiore di un uomo a cavallo tra due ere e tra due mondi: il Giappone legato alle sue millenarie e rigide tradizioni e l’Occidente che si sta infiltrando con la sua modernizzazione, la sua letteratura decadente, la sfacciataggine e l’inosservanza delle regole. In balia del fascino dell’Occidente, il protagonista Daisuke vive in solitudine, dilettandosi con la lettura e lunghe riflessioni; ma l’amore illecito per Michiyo, la moglie di un compagno di università, travolgerà la quiete che ha scelto e lo spingerà a scontrarsi con la rigida morale giapponese.
 Così Daisuke esita tra due alternative: "diventare un figlio della natura o un uomo di volontà"
Altro frammento:
"Lavorare va bene, ma se devi farlo, tanto vale che sia per qualcos'altro che non la semplice sussistenza, altrimenti non c'è onore. Tutti i compiti sacri prescindono dal pane quotidiano"...
 - "per la ragione che un compito che si svolge per vivere, non lo si svolge per il compito in sè"..."voglio dire, che quando si lavora per mangiare, è difficile fare il proprio lavoro in maniera onesta"
-"se si lavora per mangiere, secondo te l'obiettivo qual'è?
-"mangiare, ovviamente"
-"Appunto. Se l'obiettivo è mangiare, il lavoro diventa solo un mezzo, è evidente che uno conformerà il proprio lavoro affinchè mangiare diventi più facile. Di conseguenza non importa a cosa si lavora o in che modo lo si fa, purchè si riesca procurarsi il cibo. ..Finchè il contenuto o l'orientamentio o il metodo di un compito sono limitati da condizioni esterne, questo compito sarà necessariamente corroto"...
" chi non  è libero dal bisogno di guadagnare a sufficienza per mangiare e per vestirsi, in altre parole: chi non lavora per il solo piecere di farlo, non potrà mai lavorare seriamente"
Dopo aver letto questo, ho riflettuto: se io lavoro per guadagnarmi da vivere ma lo faccio con passione (i miei lavori mi piacciono!) lo faccio seriamente e senza corruzione, no? o forse i lavori che faccio cerco di farmeli piacere?..
(...)
- "Se i giovani spesso sbagliano, è perchè mancano sia di onestà sia di zelo...Ho l'impressione che tu..non sia  ne zelante ne sincero. E' molto grave. E' la ragione per cui non riesci a combinare nulla"...
- " Non è vero. Semplicemente non riesco applicare queste virtù alle questioni umane...
Secondo Daisuke, la sincerità ed il zelo non erano elementi che una persona si portasse dentro, pronti all'uso. Erano fenomeni che si generavano fra due esseri umani come le scintille prodotte dallo sfregamento del ferro contro una pietra, se la frizione avveniva in modo giusto e graduale. Non erano qualità che si possedevano una volta per tutte, ma il risultato di uno scambio spirituale. Di conseguenza non potevano nascere dal rapporto con la persona sbagliata"...

(.....)
A suo parere (n.d.r Daisuke) infatti gli esseri umani non nascevano per realizzare un obiettivo. Al contrario, un obiettivo si formava soltanto quando una persona veniva al mondo. Creare a priori un obiettivo, fin dall'inizio e applicarlo a una persona equivaleva a rubarle la libertà di movimento fin dalla nascita.Un obittivo che un essere umano doveva costruirsi da solo. peccato che nessuno di sua spontanea volontà fosse capace di farlo. Questo perchè lo scopo di una vita si compiva affermandosi nel mondo, nella concrettizzazione dell'esistenza stessa.
Da queste premesse Daisuke deduceva che gli atti essenziali e propri a ogni individuo equivalevano ai suoi obiettivi. Cammino perchè desidero camminare. Quindi atto di camminare diventa il mio scopo. Penso perchè ho voglia di pensare. E pensare diventa il mio scopo.
E come pensare e camminare per un altro fine diventavano una degradazione dell'atto stesso di camminare e di pensare, così agire assegnandosi un qualche scopo al di fuori della propria azione diventava un'azione degradata. Quindi coloro che si servivano della somma delle loro azioni come mezzo per ottenere qualcosa, in realtà distruggevano lo scopo stesso della loro esistenza."


Chi è Natsume?
Natsume Soseki viene unanimemente considerato come il più grande scrittore del Giappone moderno, maestro riconosciuto di Tanizaki, Kawabata e Mishima.
Pseudonimo di Natsume Kinnosuke, Natsume Soseki nacque nel 1867 a Edo da un samurai di basso rango, ultimo di sei figli.
Nel 1905 pubblicò il suo primo libro: Io sono un gatto (Neri Pozza 2006).
Seguirono Bocchan (Il signorino, Neri Pozza 2007) nel 1906 e Sanshiro nel 1908. Morì nel 1916 a 49 anni. Tra le sue opere ricordiamo Il viandante, Erba lungo la via e i due grandi romanzi apparsi in Italia sempre nelle edizioni Neri Pozza: Guanciale d’erba e Il cuore delle cose.

E ora devo leggere tutta la sua produzione, sempre se riesco trovare questi volumi.

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