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Tutti abbiamo il nostro negativo, delle zone d'ombra, o visioni speculari e parliamo d'amore, là, dove io muoio.


Monday, March 10, 2014

Movimento per la disperazione di Tommaso Pellizzari

Se non esiste più un futuro per l’umanità, figuriamoci allora per un genere umanistico come può essere il romanzo!
E se davvero siamo giunti al termine ultimo della storia, forse nemmeno abbiamo tempo per l’antiromanzo, per le polemiche spicciole, per le provocazioni, macché.
Il nuovo libro di Tommaso Pellizzari, Movimento per la disperazione , è qualche cosa di diverso. Narrativa, di sicuro, ma in cui la trama è secondaria.
Ed è un gustoso esperimento formale, ma solo perché la forma scelta è la più efficace, se non l’unica, per arrivare dritti al punto. Quasi il faldone di un’inchiesta, ricostruito, divertendosi, con un puntuale gioco grafico: una raccolta di articoli, lettere, intercettazioni, appunti, che descrivono il cuore, più che le vicissitudini, dell’immaginario Movimento fondato dal protagonista.
Un nuovo partito rivoluzionario, guidato dall’ex giornalista Michele Rota, che in fondo ha come ideologia la fine di ogni ideologia, come valore la svalutazione. Il Movimento per la disperazione, che irrompe sulla scena politica nostrana, in un alternativo periodo successivo al crollo del governo Letta, e che in sostanza vuole abbattere l’ultimo fra tutti i tabù: la fede nel nostro domani. Sogni, riforme, ecologia, amore, afferma Rota, non sono altro che fantasmi con cui l’uomo cerca di negare l’unica verità possibile, ovvero che la civiltà è al collasso, e forse, con essa, l’umanità e il mondo intero.
Perciò? Qual è la soluzione? Nessuna; o meglio la più semplice: accettare cioè la nostra disperazione. Accoglierla, riempirsene, e agire con tutto il materialismo del caso.
Basta con il culto della famiglia: se un domani non c’è, accettiamo sereni l’incompatibilità eterna tra l’uomo e la donna! Basta con l’animalismo, con la raccolta differenziata, con tutti i vani tentativi di garantirci una sopravvivenza non solo impossibile, ma persino insensata!
E basta, infine, insiste il Movimento, col più intangibile degli idoli, basta con la sacralità della vita: se siamo soli in mezzo al nulla, che ognuno scelga la propria morte, a piacere. Questo il programma, disperatamente serio. Questo il messaggio su cui impostare il futuro, che durerà molto poco. Il libro ruota intorno ai comizi e alle riflessioni di Rota, che smonta i miti civili e sociali e riesce inquietantemente convincente nel non lasciarci vie di scampo. In ciò, però, nella sua arte di convincerci, Movimento per la disperazione dice qualcosa più di sé, e svela qualcosa della sua natura.
Se questo non è proprio un romanzo, non è chiaramente per la mancanza di intreccio, ma perché tutto sembra nascere dall’esigenza dell’autore (feroce, a volte, e divertita) di dire la propria verità.
Chi legge non può mai fare a meno di pensare che nella voce paradossale e provocatoria di Rota si rispecchi Pellizzari stesso, le sue convinzioni, le sue paure reali.
Non sarà un caso, d’altra parte, che il Movimento per la disperazione trovi riscontri puntuali e concreti fuori dal campo della letteratura. Il Vhemt per esempio, citato nel libro, ossia il Movimento per l’estinzione umana volontaria che da anni, negli Usa, invita a smettere di riprodursi come via di salvezza per il pianeta al collasso. Lo stesso principio dei Transumanisti estremi attorno a cui persino un provocatore blando come Dan Brown ha fatto ruotare il suo ultimo Inferno (eccezionale! l'ho letto in una serata).
Tutto ciò esiste veramente. Perché allora scegliere la via della fiction? Perché usare il filtro del romanzo, se la realtà ha già dato forma, più o meno grottesca, al lato più cinico e disperato della contemporaneità? Perché, insomma, non dire apertamente che qui non si provoca, non si vuole far scandalo, ma si parla sul serio?
Viene un sospetto, perfino banale: Pellizzari l’ha fatto per essere creduto. Non ha costruito né un romanzo, né una «modesta proposta» iperbolica, né un manifesto politico. Piuttosto un conte philosophique che gridasse il messaggio proprio fingendo di scherzare. Il Vhemt è costretto ogni giorno a rispondere a chi lo considera uno scherzo? Pellizzari ha fatto altro: con grande finezza di scrittura e vero talento per la commedia e la satira, ci ha regalato una visione spietata.
L’ha fatto con una finzione, conscio che quella di avere un domani è sempre l’ultima delle illusioni da cui il mondo vuole risvegliarsi.
Lui scherza, romanza. Ed è così, portando chi legge ad abbassare le difese, che può innestargli un feroce sospetto: il Movimento non esiste, ma se ne sente la mancanza. E dopo aver riso, chiuso il libro, forse la rivoluzione cinica ha guadagnato un membro in più...
Chissà...si può anche cercare Dio e pregare. Guardarsi dentro e trovare....

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